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lunedì, Luglio 13, 2020

Uganda | 16 attivisti LGBTQ+ sottoposti a esami anali forzati

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In Uganda la principale associazione per i diritti gay del paese ha dichiarato che 16 attivisti LGBTQ+, dopo essere stati arrestati la scorsa settimana, hanno subito esami anali forzati.

Gli uomini erano stati presi sotto custodia dalla polizia in quanto, fuori dalla loro residenza, era in atto una protesta anti-LGBTQ+. La custodia si è però trasformata in un arresto riconducibile a una legge anti-gay risalente all’epoca coloniale.

Il giornale Metro UK ha riportato che i 16 imputati, facenti parte del gruppo di attivisti LGBTQ+ “Let’s Walk Together, sono stati trattenuti oltre le 48 ore obbligatorie dettate dalla costituzione, senza un’udienza.

Frank Mugisha, direttore esecutivo delle minoranze sessuali in Uganda, ha dichiarato: “Ieri sera, la polizia li ha sottoposti a esami anali forzati”, descrivendo la pratica come “degradante e disumana”.

Un portavoce della polizia, Patrick Onyango, ha affermato che: “A seguito di nuovi sviluppi basati sul rapporto degli accertamenti sanitari è stato stabilito che i sospetti erano coinvolti in atti sessuali punibili con il codice penale”.

Secondo Human Rights Watch, sette paesi in Africa e Medio Oriente usano ancora esami anali forzati. Questi paesi includono Camerun, Egitto, Libano, Tunisia, Turkmenistan, Zambia e Uganda.

 

Gli esami anali forzati sono invasivi, invadenti e profondamente umilianti e violano chiaramente gli obblighi dei governi in materia di diritti umani

-Neela Ghoshal, ricercatrice senior al Human Rights Watch-

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