Trump rimuove la bandiera Pride da Stonewall: polemiche e proteste negli USA

L’amministrazione Trump ha deciso di rimuovere, nei giorni scorsi, la grande bandiera arcobaleno che sventolava al Stonewall National Monument a New York, il primo monumento pubblico degli Stati Uniti dedicato alla celebrazione delle lotte per i diritti LGBTQ+. 

Lo stendardo era stato installato su iniziativa del presidente Obama nel 2016, con l’obiettivo di celebrare la memoria delle rivolte di Stonewall e di riconoscere il loro ruolo storico nella lotta e nell’affermazione dei diritti LGBTQ+, sia negli Stati Uniti che a livello mondiale. 

Le rivolte di Stonewall

I moti di Stonewall iniziarono nella notte tra il 27 e il 28 giugno 1969, quando la polizia di New York effettuò un’irruzione allo Stonewall Inn, storico bar gay del Greenwich Village, una pratica comune all’epoca, volta a controllare e punire i frequentatori dei locali LGBTQ+. I clienti e i proprietari del locale reagirono con grande determinazione: opposero resistenza, affrontarono gli agenti e riuscirono a respingere il raid, dando così il via a giorni di scontri e proteste nelle strade di New York. Questi eventi portarono alla formazione di una coscienza collettiva all’interno della comunità queer locale, determinata a ottenere visibilità e rispetto, e diedero origine a un movimento di protesta organizzato che si diffuse rapidamente nel resto del Paese e, successivamente, nel mondo intero.

Per questi motivi, lo Stonewall Inn e l’area circostante sono considerati oggi il simbolo mondiale della lotta e della visibilità della comunità LGBTQ+, ed è per lo stesso motivo che il mese di giugno è stato scelto universalmente come pride month ufficiale. 

La decisione dell’amministrazione Trump

Secondo una dichiarazione dell’ufficio del Segretario degli Interni statunitense Doug Burgum, la rimozione dello stendardo sarebbe legata al rispetto delle norme federali che regolano l’esposizione delle bandiere sul suolo pubblico, le quali consentono in questi spazi l’esposizione esclusiva della bandiera degli Stati Uniti e di altre bandiere autorizzate dal Congresso, salvo limitate eccezioni. Secondo il Governo si tratterebbe, quindi, di una decisione puramente burocratica.

Il culmine di una serie di censure politiche

La rimozione della bandiera è solo l’ultima di una serie di azioni con cui Trump cerca di marginalizzare visioni diverse dalla sua e riscrivere la storia a suo piaciment. Già nel gennaio 2025, a mandato appena iniziato, il National Park Service aveva eliminato dalla pagina web ufficiale del monumento ogni riferimento alle persone transgender e queer, sostituendo ‘LGBTQ+’ con ‘LGB’ e oscurando di fatto il ruolo fondamentale della comunità transgender nelle rivolte del 1969.

A marzo 2025, il Presidente stesso firmò un ordine esecutivo intitolato  “Ripristinare la verità e la sanità mentale nella storia americana”. 

All’interno di questo documento, Trump sostiene che la storia degli Stati Uniti sia stata “distorta” da quello che definisce un “movimento revisionista”, che ha l’obiettivo di mostrare la cultura americana come razzista, sessista e oppressiva, minando così i successi e i principi fondamentali del Paese. Per questo motivo, la Presidenza incarica il Segretario degli Interni di “ripristinare la verità nella storia americana”, assicurandosi che monumenti pubblici, musei e mostre non propaghino una “falsa narrazione” che denigri personaggi americani del passato e del presente, inclusi quelli dell’epoca coloniale, e concentrandosi invece sulla “grandezza dei risultati” e sui progressi del popolo americano.

Le reazioni

La scelta ha scatenato immediate la reazione della comunità LGBTQ+ newyorkese, che si è radunata nel pomeriggio di martedì 10 febbraio di fronte al monumento per protestare. 

Immediate anche le reazioni della politica locale, a partire dal sindaco di New York, Zoharn Mamdani, che su X ha dichiarato di sentirsi ‘oltraggiato’ dalla rimozione della bandiera, aggiungendo che nessun atto di cancellazione potrà mai cancellare il fatto che New York rappresenti il luogo di nascita del moderno movimento per i diritti LGBTQ+.

Sulla stessa linea anche il presidente del distretto di Manhattan, Brad Hoylman-Sigal, che ha annunciato di star lavorando affinché la bandiera venga ripristinata il più presto possibile, sottolineando lo spirito di Stonewall come elemento di resistenza e identità collettiva.

Infine, Julia Menin, presidente del consiglio comunale di New York, ha definito l’area attorno allo Stonewall Inn ‘terreno sacro’, in quanto culla del moderno movimento per i diritti LGBTQ+. Ha descritto l’azione di Trump come un “tentativo deliberato e codardo di cancellare la storia di questo lungo percorso” e come “un attacco diretto alla comunità queer newyorkese”, che l’amministrazione comunale “non intende tollerare.”


Stonewall National Monument in Greenwich Village, New York City, with LGBT Pride flags, 2018.
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