Le tre serie tv arcobaleno da (ri)vedere durante il mese del Pride

Con l’arrivo del mese del Pride è giusto celebrare la bellezza e l’unicità della nostra “diversità” in tutte le sue sfaccettature più particolari. E festeggiare l’orgoglio di ciò che siamo (e quello che siamo diventati) lo si può fare anche attraverso una buona serie tv. Nel corso dell’ultimo ventennio, sia in Italia che all’estero, la rappresentazione di personaggi LGBTQIA+ è aumentata a vista d’occhio, tanto da diventare una parte integrante di un universo televisivo in netta espansione. Con l’avvento dello streaming legale e a pagamento, e con più libertà narrative, le serie tv hanno dato sempre più spazio alla comunità, non solo con storie schiette e sincere ma anche con tante (e diverse) rappresentazioni storiche. Sì, perché attraverso la storia possiamo conoscere meglio il nostro presente e il nostro stesso futuro. Per questo motivo, per festeggiare il Pride e l’orgoglio LGBTQIA+, abbiamo selezionato tre serie tv da vedere e rivedere che si sposano perfettamente con le intenzioni del mese dell’orgoglio. Tre serie tv non recentissime ma di cui vale la pena parlare.

Serie tv e diretti degli omosessuali: When We Rise

Fu prodotta nel 2017 da Dustin Lance Black, sceneggiatore di Milk e attuale marito di Tom Daily. Oggi è disponibile in Italia su Disney+. A metà tra documentario e fiction, la serie tv racconta la nascita dei diritti degli omosessuali durante l’America degli anni ’70 e ’80, e lo fa attraversi storie di persone comuni che lottano per stare a galla in un mondo malato e che affoga nel pregiudizio. Un racconto di cuore e pancia che parte proprio dai famigerati moti di Stonewall per fotografare poi l’immagine di un’America che guarda al progresso ma con la paura costante di vivere a fianco a fianco con lo “spettro” della diversità. When we Rise anche se durante la sua trasmissione tv non ebbe un gran successo, oggi è un piccolo cult della storia comune.

Serie tv e la storia delle ballroom: Pose

Nella sua prima serie tv in “costume”, Ryan Murphy – papà anche di American Horror Story e molte altre – compie un viaggio a ritroso nel tempo nella New York di inizio anni ’80, in un mondo molto diverso rispetto a quello stiamo vivendo oggi, e racconta la storia della comunità gay attraverso le sue sfaccettature più belle e bizzarre. In onda negli Usa dal 2018 al 2021, oggi è disponibile in Italia su Disney+. La serie che, per l’appunto, è ambientata tra gli anni ottanta e novanta, guarda alla giustapposizione di diversi segmenti della vita e della società a New York: l’ascesa del lussuoso universo dell’era Trump, la scena sociale e letteraria, e il mondo della cultura delle ballroom. Ryan Murphy racconta questa congestione con una mano forte e decisa, senza mai scendere a compromessi. Il risultato è una serie molto bella e toccante.

Serie tv e la piaga dell’AIDS: It’s a Sin

Dall’America passiamo all’Inghilterra per la miniserie tv che nel 2021 fu creato da Russell T. Davis, la stessa persona che a fine anni ’90 ha portato nel piccolo schermo il cult di Queer as folk. 5 gli episodi per una storia cruda, durissima ma bellissima che affronta lo spettro del pregiudizio e la paura dell’AIDS in un mondo a noi lontano ma vicino. Nel 1981 tre diciottenni si trasferiscono a Londra, in un appartamento che chiamano Pink Palace. All’inizio del decennio, le notizie provenienti dagli Stati Uniti sull’AIDS vengono liquidate come dicerie, finché la malattia non imperversa anche nel Regno Unito, dove però viene trascurata dai medici, che la classificano come una “malattia dei gay”. Nel corso degli anni, sempre più conoscenti, amici e anche membri del gruppo vengono infettati, e di conseguenza si verificano le prime morti. Allo stesso tempo il governo, sotto il primo ministro Margaret Thatcher, persegue politiche discriminatorie. Storia e mito si intrecciano per una fotografia disinibita di una pagina del nostro passato recente. È disponibile (a noleggio) su Prime video.