The Gilded Age, perché la serie tv del papà di Downton Abbey è da vedere assolutamente 

Almeno in Italia, è una serie che meriterebbe molta più attenzione perché è un prodotto valido che va ben oltre il mero intrattenimento. Si è appena conclusa la terza stagione di The Gilded Age – nel nostro Paese è su SKY e Now – e i nuovi episodi hanno confermato il fascino e l’appeal di una serie che non è solo un drama in costume ma è stata capace di riflettere sul nostro passato e sulle sfide del futuro. Dietro questo fenomeno c’è Julian Fellowes. Il celebre scrittore e sceneggiatore si è fatto conoscere grazie a Downton Abbey, dramma storico ambientato in Inghilterra, e con The Gilded Age ha conquistato ancora più consapevolezza di sé. Di fatti, la serie tv che è in onda su HBO America, è stato un successo in netta crescita. E nel corso degli ultimi tre anni è diventata un piccolo ma grande fenomeno. Confermata già per un nuovo ciclo di episodi, The Gilded Age ha trovato larghi consensi anche sui social, confermando tutto il suo appeal. Non una è serie queer ma occhieggia molto al tema dell’inclusività, e affronta di petto i cambiamenti storici, sociali e politici dell’America del 1800. Un racconto edulcorato, ma intenso e per nulla banale che piace proprio per questo. 

The Gilded Age, la storia vera che ha creato il mito 

Il termine per questo periodo entrò in uso nei decenni del 1920 e 1930 e fu derivato dal romanzo L’età dell’oro del 1873 dello scrittore Mark Twain, che satireggia un’epoca di gravi problemi sociali mascherati da una sottile doratura. La Gilded Age coincide grosso modo con la seconda metà dell’età vittoriana in Gran Bretagna e la prima metà della Belle Époque in Francia. L’età dell’oro statunitense è stata un periodo di rapida crescita economica, in particolare nel nord e nell’ovest. Poiché i salari americani erano diventati molto superiori a quelli europei, soprattutto per i lavoratori qualificati, il periodo vide un afflusso di milioni di immigrati europei oltreoceano. La rapida espansione dell’industrializzazione portò alla crescita dei salari reali del 60% tra il 1860 e il 1890, distribuiti tra la sempre crescente forza lavoro. Tuttavia, l’età dell’oro statunitense fu anche un’epoca di povertà e disuguaglianza, poiché milioni di immigrati – molti provenienti da nazioni europee impoverite – si riversarono negli Stati Uniti in massa e l’alta concentrazione della ricchezza diventò più visibile e controversa.

The Gilded Age, la nuova e vecchia nobiltà a confronto

Al centro della vicenda c’è Marianna Brook. Rimasta orfana dopo la morte del padre, un generale sudista, Marian si trasferisce a New York City dalle sue benestanti, rigide e conformiste zie Agnes van Rhijn, salvatasi dalla povertà con un matrimonio di fortuna, e Ada Brook, facendosi accompagnare da Peggy Scott, una misteriosa afroamericana che finge di essere la sua fedele domestica. Pur essendo giovane e ancora piuttosto inesperta, Marian non è di certo un’ingenua come sembrano credere tutti: la ragazza mira ad entrare nell’alta società newyorchese, e in particolar modo nei ranghi dell’impero industriale governato dal suo rude vicino di casa: il magnate delle ferrovie George Russell. Ma le complicazioni, come sempre, sono inevitabili, e a crearle sono soprattutto il giovane figlio libertino di Russell, Larry, e l’ambiziosa matriarca Bertha. Per poter contribuire in prima linea a traghettare gli Stati Uniti nell’era moderna, Marian dovrà riuscire in poco tempo ad adattarsi alle regole stabilite da una società a lei ancora sconosciuta. 

The Gilded Age, una serie inclusiva e guarda al futuro

Anche se la storia si focalizza prettamente su giochi di potere e di passioni, The Gilded Age riflette con sagacia sulla società americana dell’epoca e come si è evoluta nel corso del tempo. Si parla di discriminazioni tra nuovi e vecchi nobili, si parla di inclusione, si parla di sogni, di aspirazioni e si parla di futuro. Quel periodo, infatti, ha segnato un vero e proprio punto di svolta per l’intera società americana e, proprio per questo, attraverso le storie di nobili e ceto medio, si racconta di un tempo a noi lontano ma che era ancora capace di sognare e sperare di credere in un mondo migliore.