Svezia semplifica il cambio di genere con un certificato medico: cosa prevede la nuova legge

Dal 1° luglio 2025, in Svezia è entrata in vigore una nuova legge che semplifica in modo significativo la procedura per il cambio di genere sui documenti ufficiali. Il provvedimento, approvato lo scorso aprile dopo anni di discussioni e rinvii, rappresenta una svolta nella normativa nazionale sull’identità di genere, ma ha suscitato anche un acceso dibattito nel Paese.

Fino a oggi, per modificare il proprio genere anagrafico era necessario ottenere una diagnosi di disforia di genere. Con la nuova normativa, questo passaggio viene superato: sarà sufficiente presentare un certificato medico che attesti l’incongruenza tra il genere percepito e quello assegnato alla nascita. La modifica semplifica notevolmente il percorso per le persone transgender, eliminando le lunghe e spesso stigmatizzanti valutazioni psicologiche richieste finora.

Un’altra novità rilevante riguarda l’età minima per richiedere il cambio di genere. Il limite è stato abbassato da 18 a 16 anni, purché vi sia il consenso di entrambi i genitori. In caso di disaccordo tra i genitori o tra genitori e figlio, sarà un tribunale a decidere. Per i maggiorenni, invece, la richiesta potrà essere avanzata in autonomia, senza ulteriori autorizzazioni.

La legge distingue chiaramente tra l’aspetto legale e quello medico del percorso di transizione. Se da un lato il cambio di genere anagrafico potrà avvenire tramite semplice certificazione medica, dall’altro gli interventi chirurgici o i trattamenti ormonali continueranno a essere soggetti a valutazioni sanitarie più approfondite e saranno accessibili solo a partire dalla maggiore età. In caso di operazioni più invasive, come la rimozione chirurgica degli organi genitali, l’età minima resta fissata a 23 anni.

La nuova legge ha ricevuto il sostegno della maggioranza dei partiti politici svedesi, compresi i socialdemocratici e i verdi, ma è stata fortemente criticata dai partiti conservatori, in particolare dai Democratici Svedesi. Secondo l’opposizione, il provvedimento rischia di generare “effetti irreversibili” su adolescenti vulnerabili, soprattutto ragazze, che potrebbero essere influenzate da dinamiche sociali, tra cui i social media.

Un dato spesso citato dai critici è l’aumento esponenziale delle diagnosi di disforia di genere tra le ragazze adolescenti svedesi: dal 2007 al 2017, si è registrato un incremento del 2.300% nella fascia di età 13–17 anni. Per alcuni, questo dato è indice di una maggiore consapevolezza e libertà; per altri, è il segnale di una possibile deriva legata a pressioni esterne.

Anche alcune femministe storiche svedesi hanno espresso perplessità, sostenendo che il riconoscimento legale del genere non dovrebbe essere concesso a minorenni, nemmeno con il consenso dei genitori. La preoccupazione riguarda la possibilità che decisioni di grande impatto vengano prese in una fase di sviluppo ancora troppo precoce.

Dall’altro lato, le associazioni LGBTQ+ svedesi, come RFSL, hanno accolto la nuova legge come un passo fondamentale verso il rispetto dell’identità personale. Secondo queste realtà, la possibilità di modificare i propri dati anagrafici senza dover passare per una diagnosi psichiatrica rappresenta una conquista in termini di dignità e autodeterminazione.

In conclusione, la riforma svedese segna un cambiamento significativo nella gestione dell’identità di genere, allineandosi a un trend già in corso in altri Paesi europei, come Spagna e Danimarca. Tuttavia, il dibattito interno mostra come il tema rimanga delicato, soprattutto quando coinvolge i più giovani. Se da un lato si cerca di garantire diritti e libertà, dall’altro emerge la necessità di un confronto aperto su come tutelare le persone più vulnerabili in un contesto sociale in continua trasformazione.