Chi erano i militari gay diventati Santi? Ecco la storia di Sergio e Bacco

In un’epoca in cui essere cristiani significava rischiare la vita, Sergio e Bacco scelsero non solo di restare fedeli alla loro fede, ma anche – secondo alcune interpretazioni – al loro amore. Due ufficiali dell’esercito romano, martiri, santi… e forse gay. La loro storia, a metà tra leggenda e verità storica, ha attraversato i secoli ed è tornata a vivere grazie alla comunità LGBTQ+, che li ha riscoperti come simbolo di resistenza e amore queer.

I militari che sfidarono l’impero

Siamo nel III secolo d.C., sotto l’imperatore Galerio. Sergio e Bacco sono due giovani ufficiali dell’esercito romano in Oriente. Devoti cristiani, la loro fede viene scoperta quando si rifiutano di compiere sacrifici agli Dei pagani. L’accusa di “ateismo” per chi non adorava gli Dei ufficiali era considerata tradimento.

Il trattamento riservato ai due non fu solo brutale, ma profondamente umiliante: furono costretti a indossare abiti femminili e a marciare per la città, in una chiara volontà di derisione. Una scena che, purtroppo, anticipa l’omofobia sistemica che la storia avrebbe riproposto nei secoli a venire.

Bacco fu il primo a morire, dopo atroci torture. Ma secondo la leggenda, apparve in visione a Sergio per confortarlo: “Non arrenderti, presto saremo di nuovo insieme”. Pochi giorni dopo, anche Sergio fu giustiziato.

Una storia d’amore nascosta tra le righe?

L’agiografia antica – il racconto delle vite dei santi – descrive il legame tra Sergio e Bacco con il termine greco erastai, traducibile come “amanti”. Il celebre storico John Boswell ha portato alla luce il rito bizantino dell’adelphopoiesis, una sorta di unione spirituale tra due uomini, che secondo alcuni poteva essere una forma di “matrimonio” riconosciuta dalla Chiesa.

Se per molti studiosi si tratta di un legame spirituale, per altri quella tra Sergio e Bacco è una delle prime storie d’amore gay della cristianità, nascosta (o meglio: velata) dalla tradizione.

Santi queer, venerati in tutto il mondo

Nonostante la loro storia fosse sepolta sotto secoli di interpretazioni religiose, il culto di Sergio e Bacco si diffuse rapidamente. Diventarono patroni dell’esercito bizantino, e in loro onore furono costruite chiese in tutto il Mediterraneo, dal Medio Oriente a Roma. La chiesa dei Santi Sergio e Bacco a Istanbul, oggi conosciuta come la “Piccola Santa Sofia”, è ancora visibile.

La loro festa si celebra il 7 ottobre, e vengono tuttora venerati nelle Chiese ortodosse e orientali.

Nel 1969 – ironia della sorte, lo stesso anno dei moti di Stonewall – la Chiesa cattolica li ha rimossi dal calendario liturgico ufficiale, ufficialmente per “scarsa documentazione storica”. Una coincidenza che molti leggono come una reazione omofobica, più che teologica.

Due icone LGBTQ+ ancora attuali

Negli anni ’90, artisti e attivisti LGBTQ+ hanno riscoperto Sergio e Bacco, celebrandoli come simboli di un amore che sfida le convenzioni. L’iconografo cattolico Robert Lentz li ha raffigurati abbracciati, aureole intrecciate, con uno stile che richiama sia la tradizione ortodossa che l’orgoglio gay contemporaneo.

Oggi la loro immagine è diventata un’icona di resistenza queer. Appaiono in romanzi, illustrazioni, saggi e performance. Non più solo martiri cristiani, ma rappresentanti di un amore che ha saputo sopravvivere alla persecuzione, alle riscritture della storia e ai tabù religiosi.

Una storia da portare con sé

Che la loro relazione fosse romantica o meno, ciò che Sergio e Bacco rappresentano oggi è più potente che mai: due uomini che non hanno rinunciato alla propria identità, alla propria fede e – forse – al proprio amore. E che, in qualche modo, continuano a ispirare chi oggi cerca di vivere liberamente, nel rispetto di sé e degli altri.

Curiosità italiana: anche se il loro culto è nato in Oriente, Sergio e Bacco furono venerati anche in Italia, soprattutto nel Sud sotto influenza bizantina. A Roma, esisteva una chiesa a loro dedicata vicino al Foro, oggi scomparsa. Tracce della loro devozione si trovano ancora a Cimitile (NA), nel complesso paleocristiano, e in alcune aree rurali della Calabria e della Sicilia. Un itinerario queer sulle tracce di questi santi è tutto da riscoprire.

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