Ryan Murphy con Grotesquerie racconta il dualismo “fede e misticismo” (con tante sorprese)

Conosciamo fin troppo bene la “penna” di Ryan Murphy. Nel tempo, è stato uno dei registi e sceneggiatori più talentuosi della nuova Hollywood. Uno dei pochi che ha saputo innovare – nel vero senso del termine – la parola stessa di quality tv e che ha saputo raccontare storie schiette e sincere con un tratto unico nel suo genere. Di sicuro è stato uno dei pochi che ha focalizzato l’attenzione su temi di interesse comune, e che aperto una lunga parentesi sul mondo dell’inclusività e sulla comunità LGBT. Tanti i suoi progetti: da Nip/Tuck a Glee, da American Horror Story a Hollywood, da American Crime Story fino a 911.Uno in particolare, nel corso degli ultimi mesi, ha fatto molto discutere per tutta una serie di cose. Stiamo parlando di Grotesquerie. La serie crime-horror, arrivata negli Usa a settembre del 2024, è oggi in streaming su Disney+ e nel catalogo italiano. E fin dalla sua prima apparizione ha fatto molto discutere per le sue tematiche forti e fuori dagli schemi. Nonostante sia una serie che non è esente da difetti, Grotequerie è un ottimo esercizio di stile per Ryan Murphy e ora vi spieghiamo perché merita di essere vista.

Una storia violenta che parla di fede e religione

Al centro del racconto c’è un macabro omicidio, una detective di colore perennemente alticcia, una suora giovane appassionata di true crime e un prete (anche lui giovane) che sogna un mondo libero da ogni male. È Lois Tryon che si trova ad indagare su una serie di omicidi molto complessi e cruenti che stanno colpendo la sua comunità. Nelle indagini trova l’aiuto di Megan, una suora e giornalista del Catholic Guardian che pare sia l’unica a “leggere” il simbolismo religioso che c’è dietro i crimini. Mentre Lois e sorella Megan cercano di mettere insieme gli indizi, entrambe si ritrovano intrappolate in una rete sinistra che sembra sollevare più domande che risposte. Dove finisce la fede in Dio e dove inizia il fanatismo religioso? Su questo dualismo, Ryan Murphy scrive una serie cruenta ma non disturbante, intensa e per nulla volgare, forte e adrenalinica, e che gioca con tutti i cliché del crime e del true crime (che tanto va di moda).

Nel cast c’è un prete (molto) sexy

A una vicenda così particolare, c’è da dire che a rendere tale la serie di Murphy è proprio la scelta del cast. Da Niecy Nash nel ruolo di una detective fuori dagli schemi, da Micaela Diamond che veste i panni di una suora intelligente e criptica fino a Padre Charlie che, di sicuro, è il personaggio che sta facendo discutere più di tutti. Interpretato da Nicholas Chavez che abbiamo visto nella seconda stagione di Monsters su Netflix, il giovane e promettente attore interpreta un prete molto amato dalla comunità per le sue idee forti e progressiste. Con un passato da allenatore, ha fascino da vendere. Il personaggio ammicca con i fedeli e si fa apprezzare proprio per la sua fisicità. E’ bello da mozzare il fiato, con un fisico da fare invidia e che non smette di mettere in mostra, e la sua vicenda si intreccia a quella principale proprio per il rapporto un po’ particolare che ha con sorella Megan.

Una serie non originale ma…

Anche se è una serie che è curata dal punto di vista della regia e delle interpretazioni, di sicuro Grotesquerie non è una serie originalissima dato che gioca con temi e risvolti narrativi già abusati e usurati. Eppure, nonostante ciò, il racconto ha la capacità di prendere in giro i suoi stessi cliché tanto da portare in tv un crime drama teso e coinvolgente, sfacciatamente horror e queer, dove l’estetica e la verve artistica di Ryan Murphy trionfa su ogni cosa.