Rachele Bruni, una medaglia contro i pregiudizi nei confronti dell’omosessualità

Rachele Bruni si racconta a QMagazine

Una medaglia contro i pregiudizi nei confronti dell’omosessualità. È quella d’argento di Rachele Bruni nella 10 km del nuoto di fondo alle Olimpiadi di Rio 2016.

Una medaglia olimpica che vale oro, non solo per lo sport italiano, ma per tutto il movimento LGBT visto che, dopo il podio, la campionessa ha dedicato l’argento alla sua compagna Diletta. Non era mai successo prima nulla di simile nella storia dello sport italiano, tanto meno nel nuoto.

Rachele Bruni QMagazine

Per questo applaudo con standing ovation la coraggiosa scelta e la semplicità con cui ha compiuto un gesto che dovrebbe essere naturale. Voto dieci a Rachele che, per prima spezza il ghiaccio, dà una picconata a quel muro di vergognosa omertà che regna nel mondo sportivo italiano. Brava bravissima Rachele in un Olimpiade che ha visto una quarantina di atleti gay tra i partecipanti, segno che il mondo sta cambiando sia nello sport che nella vita di tutti i giorni.

Ho sempre sostenuto che si può essere grandissimi atleti, campioni ed AMARE chi si vuole, senza pregiudizi!

L’amare, l’essere se stessi senza nascondersi è la cosa più bella che una persona che un atleta LGBT possa fare.

Sicuramente la dedica di Rachele darà la possibilità a molti ragazzi, ragazze italiane di trovare il coraggio per fare coming-out in famiglia, con gli amici o con i compagni di scuola.

E spero vivamente che altri atleti/e possano trovare la forza di uscire allo scoperto senza avere paura di pregiudizi visto che siamo nel 2016 e non nel Medioevo. Anche per combattere certi brontosauri che gravitano nel mondo dello sport italiano, che talvolta fanno uscite poco felici sulle calciatrici, roba da Jurassic Park.

Rachele Bruni QMagazine

Rachele Bruni e la sua Diletta

“ Non ho mai fatto coming out, ma non mi sono neanche mai preoccupata dei pregiudizi, io vivo la mia vita con naturalezza” – aveva spiegato Rachele Bruni a Casa Italia, tra lo stupore di molti giornalisti.

“Dite che ci vuole coraggio? Non lo so, so solo che mi è venuto naturale pensare alla mia Diletta e non ai pregiudizi della gente , anche se, indubbiamente, ci sono persone che hanno ancora dei pregiudizi, ma io vivo serena e tranquilla senza pensare a questo: vivo per me stessa, per la mia passione per il nuoto e per le persone che mi vogliono bene”.

Parole da scolpire nella mente di quei dirigenti bacchettoni ed in quelle di “tifosi” che sono contrari alle unioni civili, che guai a parlare di atleti gay (e poi si scopre che vanno a trans).

L’Italia può e deve cambiare anche con questi semplici gesti, con la dedica di Rachele alla sua Diletta. A quando una dedica di un nuotatore al suo compagno???

A quando quella di un calciatore?

Coraggio ragazzi, adesso tocca a voi!

 

Paolo Colombo Giornalista de LA7