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domenica, Agosto 25, 2019

Pompei: gli affreschi erotici cambieranno le idee del cristianesimo sui gay

Reverendo Canon Steve Chalke: gli affreschi di Pompei danno gli strumenti necessari a contestualizzare i passi della Bibbia che riguardano l’omosessualità.

E si scopre che forse non viene dipinta in modo così negativo.

Pompei

Il Reverendo Canon Steve Chalke, cristiano evangelista britannico, insiste sull’importanza di contestualizzare ciò che è scritto nella Bibbia, per poter capire pienamente il significato della parola di Dio e degli apostoli. Martin Lutero, infatti, non aveva al suo tempo gli strumenti per capire in pieno le Scritture. Ma oggi, con alle spalle tanti anni di studi linguistici, etimologici, e antropologici, è ora di riaprire il caso sull’ufficiale interpretazione della Bibbia.

Per esempio, oggi tutti gli studiosi sono d’accordo sul fatto che Dio non punì i cittadini di Sodoma per il comportamento sessuale; bensì per la violazione dell’ospitalità, valore estremamente importante al tempo, e che ben giustifica la severa reazione.

Ebbene, non si tratta dell’unica vicenda sull’omosessualità che può essere reinterpretata, in modo forse più corretto e storicamente appropriato.

Molti cristiani usano certi passi della Bibbia come motivazione del loro rifiuto nei riguardi degli omosessuali: tre di questi passaggi sono nel Nuovo Testamento. Un passo spesso citato è Matteo 19, dove San Paolo parla del divorzio.

«È lecito ad un uomo ripudiare la propria moglie per qualsiasi motivo?». 4 Ed egli rispose: «Non avete letto che il Creatore da principio li creò maschio e femmina e disse: 5 Per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due saranno una carne sola6 Così che non sono più due, ma una carne sola. Quello dunque che Dio ha congiunto, l’uomo non lo separi».

E qui ci vengono utili gli affreschi ritrovati a Pompei.

Pompei

Perché? In cosa ci vengono utili, questi affreschi erotici oggetto di tante controversie?

Perché ci parlano delle abitudini sessuali dei Romani. Dimentichiamoci dei versi d’amore, più di tradizione Greca che Romana, dei rapporti rispettosi fra discepolo e maestro. La sessualità (e l’omosessualità) dei Romani avveniva nei confronti di schiavi, servi e prostitute. Non era raro che un antico Romano ricco e potente sfogasse i suoi istinti sui più deboli, sugli ultimi. In questo non c’era amore, non c’era rispetto e raramente l’altro/a era consenziente

Era non a caso proibito abusare di un altro cittadino romano; e in più si doveva penetrare e non essere penetrati, altrimenti sarebbe stata una vergogna. Non si faceva mistero della natura di quelle pratiche, intrinsecamente prevaricatrici e umilianti.

Pompei venne distrutta nel 72 d.C, all’incirca il periodo in cui San Paolo compilava quelle lettere. 

Questo era il genere di omosessualità che conosceva San Paolo quando scriveva. A questo tipo di rapporti si riferiva, gli abusi che commettevano i potenti al di fuori del matrimonio. Non certo amore, l’amore dolce che nasce anche fra persone dello stesso sesso. Il Nuovo Testamento non ha nulla da dire contro questo genere di amore.

Il Reverendo sostiene che la sbagliata interpretazione dei passi della Bibbia ha causato per lungo tempo discriminazioni, persecuzioni e dolore. Oggi, che abbiamo gli strumenti per capire, è necessario rinnovarsi.

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