Polonia: abolita l’ultima “zona libera da LGBT”

Nel cuore dell’Europa, una ferita aperta comincia finalmente a rimarginarsi. Con la revoca dell’ultima risoluzione anti-LGBTQ+, la Polonia mette fine a una stagione buia iniziata nel 2019, quando oltre un centinaio di comuni si dichiararono simbolicamente “zone libere da LGBT”. Un’espressione tanto brutale quanto illegittima che ha avuto effetti concreti nella vita quotidiana delle persone queer in diverse aree del paese.

La risoluzione è stata annullata dal consiglio regionale di Małopolska, una delle ultime roccaforti ideologiche della destra ultraconservatrice. Il voto è arrivato dopo anni di pressione politica, sia a livello locale che internazionale. Già nel 2021, l’Unione Europea aveva congelato parte dei fondi destinati alle regioni che avevano adottato queste dichiarazioni discriminatorie, sottolineando come tali posizioni fossero incompatibili con i valori fondamentali dell’UE, inclusi il rispetto dei diritti umani e l’uguaglianza.

Fondamentale, in questa battaglia, è stato il lavoro degli attivisti e delle organizzazioni della società civile. Tra queste, Atlas Nienawiści – “l’Atlante dell’Odio” – ha svolto un ruolo chiave documentando meticolosamente l’espansione delle zone anti-LGBTQ+ e portando alla luce una realtà che molti preferivano ignorare. Parallelamente, l’organizzazione globale All Out ha mobilitato l’opinione pubblica internazionale, consegnando a Bruxelles oltre 340.000 firme contro le risoluzioni discriminatorie e proiettando un messaggio gigante sulla sede della Commissione Europea per chiedere giustizia. La comunità di All Out ha anche sostenuto attivisti e attiviste locali che, con straordinario coraggio, hanno affrontato processi solo per aver detto la verità.

Queste “zone libere” non avevano valore legale vincolante, ma il loro impatto simbolico e sociale è stato devastante. Hanno legittimato atti di emarginazione e retoriche d’odio, trasformando intere aree del paese in ambienti ostili per chiunque non si conformasse alla norma eterosessuale. Attivisti, famiglie arcobaleno e giovani queer hanno vissuto in un clima di paura e isolamento, mentre il governo centrale, allora dominato dal partito ultraconservatore Diritto e Giustizia (PiS), alimentava la narrativa di un presunto “pericolo LGBT”.

La svolta è arrivata con le elezioni del 2023, che hanno visto un significativo rimescolamento degli equilibri politici. Il nuovo esecutivo ha promesso un ritorno a politiche più moderate e una maggiore apertura verso i diritti civili. Il graduale smantellamento delle risoluzioni anti-LGBTQ+ in tutto il paese ne è una diretta conseguenza.

Tuttavia, la strada verso una reale uguaglianza è ancora lunga. In Polonia le unioni civili tra persone dello stesso sesso non sono riconosciute, e i crimini d’odio contro le persone LGBTQ+ non hanno ancora un adeguato inquadramento giuridico. La fine delle “zone libere” è dunque un segnale incoraggiante, ma non sufficiente.

Cancellare l’ultima zona libera da LGBT non significa dimenticare ciò che è accaduto, ma rappresenta un primo passo verso la costruzione di una Polonia più inclusiva, dove nessuno debba più sentirsi cittadino di serie B per il proprio orientamento o identità di genere.

Se vuoi sostenere il lavoro di All Out e contribuire concretamente alla lotta contro l’omofobia, puoi fare una donazione qui: campaigns.allout.org/it/donate