Perché la Florida non è più la patria di un turismo LGBT?

Tra le nostre pagine abbiamo sempre promosso la scoperta (e l’idea) di un turismo aperto alla comunità LGBT, proponendo luoghi che da sempre o negli ultimi anni si sono scoperte mete friendly. Tra le tante c’era la Florida che, fin da quando si ha memoria, ha sempre proposto una concezione di turismo molto inclusivo. Eppure, come ha fatto notare Attitude in un lungo approfondimento, lo Stato della Florida sta perdendo via via il suo primato. Per molto tempo, è stato un piccolo paradiso in cui non andava mai niente storto. Un posto in cui i pensionati si spostavano dal campo da golf alla nave da crociera. Ma quei giorni sono lontani: in nessun posto degli Stati Uniti la divisione sociale è diventata così pronunciata come in Florida. Il motivo? Dalle politiche anti-LGBTQ+ del governatore Ron DeSantis alle controversie legali sul progetto di un memoriale per il Pulse (celebre nightclub), tutta la Florida e compresa la citta di Orlando non sono più quel luogo queer accogliente che era un tempo.

La Florida come gli Stati Uniti: una Nazione che è spaccata in due

Tutta l’America mostra da anni un andamento costante e in negativo nella fiducia nei riguardi della comunità. I più liberali e di mentalità aperta risiedono ora per lo più in grandi città, spesso nell’ovest o nell’est degli Stati Uniti. Queste aree sono chiamate le “aree blu”, ovvero le aree democratiche. La minoranza conservatrice vive nelle “aree rosse” con voto repubblicano e che si trovano solitamente al centro degli Stati Uniti. La Florida è un’eccezione. Lo stato è rosso scuro, fatta eccezione per un certo numero di sacche “blu scuro”, tra cui Miami, Fort Lauderdale, Tampa e Orlando. Ma tutto questo non basta. L’avversione che i conservatori provano nei confronti (tra le altre cose) delle persone queer è alimentata da due residenti della Florida: l’ex presidente Donald Trump e Ron DeSantis. L’anno scorso, DeSantis è stato rieletto governatore per un mandato di quattro anni. Solo durante le elezioni di medio termine del 2026 la Florida potrà eleggere un nuovo governatore in carica. Ha tagliato quasi tutti i sussidi per le organizzazioni queer e ha introdotto leggi volte a danneggiare la comunità LGBTQ+. La sua azione più nota è senza dubbio il disegno di legge sui diritti dei genitori nell’istruzione, la legge “Don’t Say Gay” , che criminalizza la “promozione” di una vita queer nelle scuole in modo simile alla legge russa sulla “propaganda gay”. 

La Florida era il “posto più felice della Terra”

Eppure prima di queste scellerate politiche anti-queer, lo Stato della Floria era molto accogliente e meno conservatore. È nota per essere la patria della Disney, un’azienda economicamente significativa con oltre 35.000 persone che visitano il Walt Disney World di Orlando ogni anno.  In quanto potente entità nello Stato, la Disney ha espresso la sua opposizione alla legge “Don’t Say Gay” e ne ha poi raccolto le conseguenze. Dagli anni ’60, il gigante dell’intrattenimento ha gradualmente assunto maggiori responsabilità e privilegi nell’area del Reedy Creek Improvement District dove si trovano i suoi parchi. Era autogovernato da cinque supervisori Disney che supervisionavano la manutenzione stradale e regolamentavano le ispezioni di sicurezza, aveva persino un proprio corpo dei vigili del fuoco. Di conseguenza, l’azienda godeva di alcuni benefici fiscali. Ma per rappresaglia all’opposizione della Disney alla sua legge “Don’t Say Gay”, DeSantis ha indirizzato la sua rabbia a Reedy Creek, firmando una proposta di legge per sciogliere di fatto il distretto da giugno 2023. 

La Florida e la sua comunità coesa e combattiva

Ad aprile del 2024, l’Equality Florida – un’organizzazione per i diritti civili dedicata alla piena uguaglianza per la comunità LGBTQ+ nello stato – ha emesso un avviso ai visitatori: “non venite in Florida”. Questo è il risultato delle modifiche alla legislazione sulle armi e delle numerose leggi ostili alla comunità LGBTQ+, comprese quelle che limitano l’accesso all’assistenza sanitaria riproduttiva. Di conseguenza, la Florida ha visto il numero di visitatori LGBTQ+ scendere dal 20 al 30 percento quest’estate.  I residenti affermano che “tutta Orlando e la Florida è ancora abbastanza queer”, ma se non cambiano le politiche il futuro non è affatto roseo