Out e Proud? Cosa dicono i dati sul Coming Out negli Stati Uniti
In occasione del National Coming Out Day, celebrato l’11 ottobre negli Stati Uniti, il Pew Research Center ha presentato un recente studio che offre uno spaccato molto attuale sull’esperienza della “visibilità” fra le persone LGBTQ negli Stati Uniti.
I dati mostrano che per una vasta maggioranza, l’atto del coming out non è più uno scenario ipotetico, ma una realtà concreta nella vita quotidiana.
Chi è “out” e con chi
Secondo l’indagine condotta nel gennaio 2025 su quasi 4.000 adulti che si identificano come LGBTQ+, ben il 96% afferma di aver condiviso almeno con qualcuno il proprio sexual orientation o gender identity. Soltanto il 3% dichiara di non averlo ancora fatto con nessuno.
Tuttavia, il coming out non è un atto totalizzante: molti non sono “out” in tutti gli ambiti della propria vita.
- Circa il 32% non ha mai rivelato la propria identità a membri della extended family (nonni, zii, cugini).
- Un quarto degli intervistati che ha un lavoro non ha confidato nulla ai colleghi.
- Il 23% non ha parlato con i genitori (o chi li ha cresciuti).
- Il 5% sostiene di non aver parlato della propria identità con alcun amico.
Questi numeri ci ricordano che coming out è spesso un processo graduale, selettivo e calibrato a seconda dei contesti.
Il percorso interiore: quando si comincia a “sentire”
Interessante è anche l’età in cui le persone LGBTQ+ hanno percepito, almeno a livello interiore, che la loro identità potesse essere diversa:
- Il 58% afferma che già prima dei 14 anni aveva iniziato a sospettare di avere un diverso orientamento o identità.
- Complessivamente, l’82% dichiara di aver percepito qualcosa di simile prima dei 18 anni.
- Tuttavia, soltanto il 14% ha parlato con qualcuno quando era ancora bambino, e un ulteriore 29% lo ha fatto durante l’adolescenza (tra 14 e 17 anni).
- Il maggior numero di persone, il 34%, ha scelto la fascia 18‑24 anni per parlarne con qualcuno.
Non sorprende che la generazione più giovane abbia partecipato prima al processo del coming out: quasi la metà (49%) dei soggetti sotto i 50 anni ha dichiarato di averlo fatto prima dei 18, contro il 24% fra chi ha più di 50 anni.
Accoglienza e accettazione: realtà divergenti
Una volta che la decisione di parlare è presa, resta il nodo dell’accoglienza. I risultati mostrano un panorama misto:
- Fra chi ha confidato la propria identità agli amici, il 61% afferma che tutti gli amici ne erano consapevoli e hanno reagito in modo accettante.
- Tra i destinatari più sensibili dell’atto del coming out, i genitori, il 46% di chi ha parlato con loro sostiene che tutti i genitori/figure che li hanno cresciuti hanno reagito con accettazione.
- Tra i fratelli e sorelle, il 69% segnala un’accoglienza unanime.
- In molti casi, l’atteggiamento più distante è verso i colleghi, dove solo il 45% di chi ha parlato dichiara che tutti i colleghi che sono stati informati hanno accettato la rivelazione.
- Per quanto riguarda la extended family, soltanto il 27% afferma che tutti i membri informati abbiano reagito in modo accettante.
Vi sono differenze anche in base all’identità specifica: le persone transgender sono, in media, meno propense a segnalare accettazione totale, rispetto a chi si identifica come lesbian, gay o bisexual.
Infine, riguardo alla percezione della società nel suo complesso:
- Il 61% delle persone LGBTQ+ ritiene che attualmente vi sia “molta” o “abbastanza” accettazione nei confronti delle persone lesbian o gay.
- Per le persone bisexual, la stima positiva è al 52%.
- Ma per le persone non-binary o transgender, queste percentuali precipitano: soltanto il 14% pensa che ci sia una forte accettazione delle identità non-binary, e il 13% per quelle transgender.
Alcune riflessioni per il contesto italiano
Sebbene lo studio riguardi gli Stati Uniti, le sue implicazioni meritano riflessione anche in Italia e in Europa. Il coming out rimane un tema complesso ovunque, influenzato da fattori culturali, religiosi, familiari e politici. Questi dati ci ricordano che:
- L’identità emerge precocemente — spesso nella preadolescenza — eppure il “dirlo” richiede tempo, contesto e coraggio.
- Non completamente “out” per tutti — scegliere a chi affidare una verità così intima è parte del percorso personale.
- L’accettazione non è garantita — anche fra chi desidera essere trasparente, non sempre si ottiene comprensione.
- Le sfide persistono — specialmente per le persone transgender e non-binary, che percepiscono meno sostegno sia a livello personale che sociale.
Così, questo report offre uno stimolo utile per riflettere non solo sui dati, ma sulle storie individuali dietro i numeri. Raccontare come si esce dall’ombra può essere tanto importante quanto dare voce a chi, per momenti o per contesti, decide di rimanere parzialmente nascosto.
