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domenica, Ottobre 25, 2020

Oronero e altre storie, Giorgia si racconta a QMagazine

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Quest’incoronazione spontanea a icona gay da parte del pubblico LGBT è per me molto importante perché mi restituisce il senso di tutte queste chiacchiere che faccio da anni vantandomi di difendere il bene, la libertà sacra di ognuno di essere se stesso

Ha trionfato come ospite a Sanremo, riconfermando la sua grande voce in “E poi”, “Come saprei”, “Di sole e d’azzurro”. Giorgia, attualmente in tournée, ha sentito il bisogno di rinnovarsi e sperimentare. Ripercorriamo quindi con lei la sua carriera di cantante e le sue nuove scelte.

La sua presenza al Festival di Sanremo 2017 come ospite è stata un grande successo. Una ulteriore conferma dopo la positiva accoglienza di Oronero, disco di platino, segno di una rinnovata maturità artistica. Il brano che dà il titolo all’album ha l’aria di un manifesto d’intenti. È così?
Tornare a Sanremo dopo ventitré anni dalla prima volta è stato tornare a confrontarmi col tempo, con la musica e a rincontrarmi col pubblico con una coscienza diversa. Averlo fatto col bagaglio di Oronero ha avuto un valore in più, perché sì, è anche una dichiarazione di intenti, è uno sguardo allargato sulla realtà e sul recupero della relazione con gli altri come scambio col suo valore e non solo come giudizio, critica a tutti costi, perfino insulto.

Giorgia, Oronero. Ph: Eolo Perfido

Giorgia, Oronero. Ph: Eolo Perfido

Oronero ha un giusto mix di eleganti atmosfere e sperimentazione. “Vanità” ha una forza intrinseca, ma anche “Mutevole” sembra molto attuale e raffinata. Lei che ne pensa?
Io e il produttore Michele Canova, e gli autori, abbiamo lavorato al disco con molto rigore, chiedendo a noi stessi tempo, passione, qualche sperimentazione e verità. Penso che seppur eterogeneo nel tipo di canzoni, lavorate senza tralasciare la modernità e lo stile d’oggi, sia un disco coerente e potente nel suono e nei concetti.

I suoi ispiratori sono noti, espliciti anche nelle cover e le stesse collaborazioni ci dicono tanto del suo percorso e dei suoi gusti. Ma oggi, se dovesse scegliere tra coloro che sono emersi nel panorama musicale di questi ultimi anni, chi predilige?
Ascolto musica di ogni tipo per farmi influenzare e a volte per “pulire le orecchie” da un ascolto troppo vigile e poco divertito, spesso mentre preparo la cena ascolto musica indiana o araba antica. In Italia si è creata una nuova generazione di grandi voci, soprattutto femminili (Alessandra Amoroso, Emma, Annalisa, Chiara, Karima, Aba, Arisa, Noemi…) e finalmente stiamo dando spazio al rap e alle sonorità hip hop. Nel panorama internazionale, tra gli ultimi dischi che mi hanno colpito, c’è Bruno Mars e SOHN.

Ha duettato con i più grandi artisti italiani e internazionali e forse ancora qualche desiderio ce l’ha… Quale progetto le piacerebbe realizzare? Chi coinvolgerebbe?
Confesso che le mie origini e la musica che ascoltavo da piccola vincono sempre. E se proprio dovessi realizzare un sogno c’è Stevie Wonder…con le sue note umanamente impossibili!

Giorgia, Oronero. Ph: Eolo Perfido

Giorgia, Oronero. Ph: Eolo Perfido

Il mondo discografico, maturando insieme ai tempi, vive quotidiane rivoluzioni, la più eclatante riguarda la distribuzione. Insieme al social marketing c’è il rischio che cambino anche alcuni aspetti della stessa creazione artistica e della produzione. Come artista e autrice come si prepara a questi cambiamenti?
Noi viviamo una situazione complessa perché siamo dentro al cambiamento. A scuola studi la storia che sai come va a finire, invece in questo tempo il cambiamento siamo noi. A volte lo subiamo cercando di adattarci, ma è necessario avere idee proprie per muoversi in questo mercato, io credo sempre che nella creatività l’ispirazione faccia la differenza, cioè finché hai qualcosa da dire e la dici bene affidandoti a qualunque tipo di strumento per raggiungere il pubblico, che sia un negozio o un computer. Certo dagli anni ‘90 nella discografia è cambiato tutto, ho visto licenziare così tante persone, e si è costituito un sistema nuovo che cerca di usare gli strumenti nuovi, ma penso ci sia molto da fare per proteggere l’arte, a livello culturale.

In più interviste ha confessato di aver avuto un rapporto conflittuale con la scrittura, non si sentiva abbastanza considerata dalla critica come autrice, ma esclusivamente per la sua voce. Poi però, crescendo, le cose sono cambiate. Si è semplicemente arresa o ha maturato una nuova percezione di quello che stava scrivendo?
In realtà stavo cercando il mio modo di scrivere, per una voce la nota viene prima di tutto, ma si cresce e si cambia e allora la voce pretende la nota con la sua parola giusta in suono, ma anche in significato. È vero che mi dispiaceva essere definita cantante e mai cantautrice, ma erano mie velleità adolescenziali di essere notata, riconosciuta. Ci ho lavorato un po’ su (e ci lavoro ancora, eh!) cambiando alcuni pensieri, e adesso è una pretesa che non ho più, anzi sono felice di essere definita con l’affetto del pubblico, cantante e mettere al servizio del canto la parte di me che scrive e vuole dire cosa vede intorno a sé.

È noto il suo impegno nel sociale, una passione civile che l’ha portata, tra l’altro, a essere ambasciatrice Unicef. Pensa che l’artista abbia il dovere di sottolineare le contraddizioni del tempo che vive?
Penso che l’artista debba essere attento al tempo in cui vive, ed esprimersi rispetto a questo, non è detto che per denunciare qualcosa la si debba raccontare, l’arte permette all’anima di ascoltarsi e un’opera, che fa crescere l’anima innalzando la coscienza, automaticamente guarisce certe brutture senza citarle. Nel mio caso io sono un po’ ribelle e spesso mi sono esposta non senza pagare qualche dazio, ma in generale mi piace osservare bene i fatti sociali per capire le persone e per imparare a rivolgermi a loro. In questo periodo vedo cose assurde, barbare, che mi fanno soffrire, che spesso richiedono un’azione, una parola, ma non si deve per forza essere ambasciatori di niente per cambiare le cose, ci vogliono le piccole azioni quotidiane, anche non viste, per richiamarci al nostro dovere di essere umani, umani appunto. A me piace raccontare le emozioni, i risvolti emotivi dovuti a un fatto, e spero con la coerenza di essere una voce che con pacifismo denuncia.

Giorgia, Oronero. Ph: Eolo Perfido

Giorgia, Oronero. Ph: Eolo Perfido

Nel 2001, nel video di “Save the world” a sostegno della condizione femminile nel mondo, appariva crocifissa e coperta da un burqa, un grande gesto iconoclasta. Non pensa che ci sia, oggi, ancor più bisogno di questi simbolismi?
Sì, ed è assurdo come malgrado sia passato il tempo, siamo ancora a dover ribadire i principi base dell’esistenza, quelli che sono uguali per tutti. All’epoca di quel video mi presero per pazza…

Essere un’icona LGBT in Italia è una responsabilità. Che ne pensa? Come vive questa incoronazione spontanea da parte del pubblico gay?
Quest’incoronazione spontanea è per me molto importante perché mi restituisce il senso di tutte queste chiacchiere che faccio da anni vantandomi di difendere il bene, la libertà sacra di ognuno di essere se stesso. È un po’ come un premio, un Grammy! che mi dice che le scelte fatte a volte strane a volte anche sbagliate o controcorrente rispecchiavano, però, i miei intenti che quindi sono stati compresi! Concedendomi l’onore di essere dalla parte di chi lotta per il diritto di essere, e io trovo ridicolo che ci si debba definire o etichettare in base all’orientamento sessuale, a definirci sono le azioni di bene o male, e in alcun modo l’orientamento sessuale rientra nella sfera del bene e del male ma è semplicemente della sfera personale, profonda, che mi importa a me se ami un uomo o una donna, a me importa se ami! È tempo per l’umanità di cambiare strada, tutto ce lo dice perfino madre natura, è tempo di diventare gli esseri intelligenti e sensibili che siamo proprio per natura usando mente e anima in equilibrio, è tempo perché è già tardi per essere noi.

Calogero Pirrera

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