La musica country non è mai stata cosi queer: storia e mito all’ombra di Dolly Parton 

La musica country – molto celebre in America ma in larga diffusione anche in Italia – è sempre stata più queer di quanto suggerisce la sua reputazione. È un genere costruito a regola d’arte con canzoni romantiche che parlano di solitudine, decisioni sbagliate e desideri che non è poi tanto distante dal punto di vista della comunità LGBT. L’industria ha trasformato la musica country in una vera e propria macchina macina-soldi e in pochi sono a conoscenza che, per decenni, tanti sono gli artisti queer che hanno firmato svariate hit che però sono rimasti in silenzio per la paura della discriminazione. Ora le cose sono cambiate ma la situazione è questa. Nashville si trovava al centro di quella contraddizione. Oggi, quella storia sta cambiando e alcune delle voci più interessanti della musica country stanno aiutando a riscriverla.

La genesi della musica country in America

La storia inizia con Lavender Country. Formata da Patrick Haggerty nel 1972, la band pubblicò il suo album omonimo, Lavender Country, nel 1973, ampiamente considerato il primo album country apertamente queer. Non ha avuto quasi alcun impatto commerciale all’epoca, ma decenni dopo il disco ha trovato il pubblico e il riconoscimento che gli era stato negato. Poi è arrivato K.D. Lang che ha portato un altro tipo di visibilità alla musica country tra la fine degli anni ’80 e l’inizio degli anni ’90. Mary Gauthier si trasferì a Nashville nel 2001 e in seguito divenne la prima artista apertamente lesbica ad esibirsi al Grand Ole Opry. L’Opry non è solo un luogo, ma per la musica country, è praticamente un terreno sacro. Come si evince, il problema non è mai stato che le persone LGBTQ+ non potessero suonare musica country. Erano sempre stati lì. L’industria li ha semplicemente preferiti invisibili.

La musica country e la svolta di Nashville 

Il punto di rottura è arrivato intorno al 2020. Per gli artisti LGBT, non fare coming out era diventato una strategia aziendale molto meno convincente. T.J. Osborne dei Brothers Osborne lo ha fatto per la prima volta nel 2021, diventando uno degli artisti apertamente gay più celebri che lavorano nella musica country mainstream. Brandy Clark aveva già dimostrato che essere apertamente lesbica ed essere presa sul serio a Nashville non si escludevano a vicenda. Ha costruito una formidabile carriera sia come artista che come cantautrice, ha raccolto una pila di nomination ai Grammy e ha persino co-scritto il musical di Broadway Shucked. E poi c’è Orville Peck, il cowboy mascherato Peck ha probabilmente fatto più di chiunque altro per mettere l’identità gay al centro visivo della musica country moderna. Tutta la sua personalità attinge alle grandi tradizioni del genere. Grazie a lui una nuova generazione sta spingendo a una mutazione del settore. 

La musica country e il mito di Dolly

Non può parlare di persone LGBTQ+ e musica country senza arrivare a Dolly Parton. Lei non era un’artista LGBTQ+, ma ha a lungo ricoperto un posto speciale nella cultura gay. In parte erano le parrucche. In parte erano gli strass. Per lo più da decenni si è esposta per la comunità in un settore in cui molte altre star preferivano non dire nulla. La sua morte nell’agosto 2026, all’età di 80 anni, non ha rappresentato la perdita una star country. Dolly era diventata una di quelle rare figure che sembravano appartenere a quasi tutti. Il suo calore, il suo umorismo e la sua volontà di difendere l’inclusione le hanno dato un posto nella cultura gay che nessuna campagna di marketing avrebbe mai potuto realizzare.

Nashville e la musica country di oggi 

Uno dei momenti più importanti per il riconoscimento della comunità per la musica country è avvenuto nel 2021 quando Miley Cyrus, nativa di Nashville, ha filmato uno speciale del Pride Month all’interno del Ryman Auditorium. Il Ryman è uno dei luoghi più storici della musica country e lo spettacolo presentava Orville Peck insieme ad artisti come Little Big Town e Mickey Guyton. Uno speciale LGBTQ+ all’interno di uno degli spazi più sacri del genere sarebbe stato difficile da immaginare non molto tempo fa. E questo è forse il cambiamento più grande. È sempre più parte di Nashville stessa ma è diventata più inclusiva