Meta: stop alle tutele per le persone LGBTQ+ e le minoranze
Meta, la società madre di Facebook, Instagram e Threads, ha annunciato una revisione profonda delle proprie politiche sui contenuti, eliminando importanti tutele contro i discorsi d’odio rivolti a persone LGBTQ+, donne, immigrati, persone di colore e altre comunità emarginate. Contestualmente, l’azienda ha comunicato la chiusura del proprio programma di fact-checking, sostituendolo con un sistema basato su contributi degli utenti, simile al modello di “Community Notes” adottato da X (ex Twitter).
I cambiamenti principali alle policy sui discorsi d’odio
Secondo quanto riportato da GLAAD, l’organizzazione di riferimento per l’advocacy mediatica LGBTQ+, le nuove linee guida di Meta includono:
- Permesso all’uso di linguaggio offensivo in discussioni di natura politica o religiosa, inclusi temi come i diritti delle persone trans, l’immigrazione e l’omosessualità.
- Possibilità di invocare l’esclusione di persone da spazi o professioni in base al genere o all’orientamento sessuale, comprese affermazioni secondo cui le donne o le persone LGBTQ+ non dovrebbero accedere a determinati ambiti lavorativi, bagni pubblici o competizioni sportive.
- Tolleranza verso contenuti che etichettano l’orientamento sessuale o l’identità di genere come malattia mentale, rimuovendo il divieto di associare tali identità a patologie o anormalità.
- Eliminazione dei divieti contro la deumanizzazione, come paragoni tra esseri umani e oggetti, animali o criminali.
- Rimozione di definizioni chiare e limiti espliciti contro insulti, slur omofobi, razzisti, misogini o xenofobi.
Questi cambiamenti, attuati all’inizio del 2025, hanno sollevato forti critiche da parte di attivisti, utenti e persino dipendenti interni all’azienda.
Le reazioni delle organizzazioni e della società civile
GLAAD ha condannato apertamente la scelta, definendola “un totale abbandono delle responsabilità da parte di Meta” in tema di moderazione dei contenuti. Sarah Kate Ellis, presidente e CEO di GLAAD, ha dichiarato che la nuova policy rischia di trasformare le piattaforme in ambienti insicuri, favorendo la diffusione di odio e discriminazione.
Anche Human Rights Campaign e Meedan hanno espresso preoccupazione, sottolineando il potenziale aumento di violenze verbali e reali nei confronti delle persone LGBTQ+ e di altri gruppi marginalizzati. Secondo diversi osservatori, il nuovo approccio potrebbe avere gravi conseguenze sia per gli utenti sia per i brand che investono in pubblicità sulle piattaforme.
Alcuni dipendenti di Meta, citati da testate come Axios e New York Post, hanno espresso disagio e preoccupazione per l’impatto di queste decisioni, definendole una direzione pericolosa e un indebolimento degli standard etici aziendali.
Il contesto politico e il ritiro dal fact-checking
Il cambiamento delle policy coincide con un progressivo disimpegno da parte di Meta in ambito di verifica dei contenuti. Il programma di fact-checking esterno è stato ufficialmente chiuso a gennaio 2025 e sostituito da un sistema di moderazione comunitaria ispirato a quello già sperimentato da X. Questo nuovo approccio solleva interrogativi sull’efficacia e l’imparzialità nel contrasto alla disinformazione.
La scelta di rivedere drasticamente le policy coincide inoltre con segnali di un avvicinamento dell’azienda alle posizioni dell’amministrazione Trump. Meta ha trasferito il proprio team di “Trust & Safety” in Texas, ha ridotto drasticamente i programmi di Diversity, Equity & Inclusion e ha affidato ruoli di responsabilità a figure considerate vicine alla destra conservatrice.
Le implicazioni per gli utenti
La rimozione delle tutele contro i discorsi d’odio e la fine del fact-checking rischiano di creare un ambiente digitale meno sicuro e più ostile per le persone appartenenti a comunità vulnerabili. La possibilità di diffondere contenuti discriminatori o stigmatizzanti senza conseguenze potrebbe incentivare fenomeni di hate speeche disinformazione, con ripercussioni anche nella vita reale.
Per molti osservatori, queste scelte rappresentano un netto passo indietro nel cammino verso una maggiore inclusività e responsabilità nelle piattaforme digitali. Organizzazioni come GLAAD chiedono a Meta di rivedere immediatamente le nuove politiche e di ristabilire standard chiari ed efficaci per la protezione degli utenti più esposti.
