“Lucifero” è il romanzo queer che re-immagina i miti e “leggende” della fede cattolica

In quel grande crogiolo che è la narrativa queer e LGBT di oggi, c’è un romanzo che sta facendo molto discutere e che merita la nostra attenzione. Si tratta di “Lucifero – Angels before man”. In Italia è su  Giunti editore ed è stato pubblicato il 22 gennaio del 2025. Il libro rappresenta un vero e proprio punto di svolta per la letteratura arcobaleno che, come più volte abbiamo già affermato, è in netta espansione rispetto al passato. Ma, di solito, sia le piccole che grandi case editrici si occupano di pubblicare solo romanzi che abbiano una forte componente romance, invece che spinger più in fondo la loro indagine e conoscenza del genere. Lucifero, dicevamo, è qualcosa di unico con tutti i suoi pregi e difetti. Non solo è un romanzo che rilegge dei e miti della fede cattolica, ma costruire un vero e proprio universo dove Dio convive con angeli e arcangeli in una comunione in bilico tra amicizia profonda e amore. Si sa che nella tradizione è Lucifero che rinnega il Padre e decide di lasciare il Paradiso per rifugiarsi nell’Inferno. Il libro, però, non prende la “leggenda” per filo e per segno ma regala al mito un volto umano, immaginando un amore proibito tra l’angelo più bello e l’Arcangelo Michele. È un romanzo che funziona ma in parte e ora vi spieghiamo il perché.

Lucifero, di cosa parla il libro?

In un paradiso eterno, l’angelo più bello e giovane di tutti, Lucifero, lotta con la vergogna e la timidezza, in cerca della sua vera identità. La compagnia degli altri angeli e la vicinanza del Creatore sono sterili palliativi per la sua anima incerta, in una pace solo momentanea. Fino a quando l’amicizia speciale che instaura col potente arcangelo Michele scombina inesorabilmente l’ordine di ogni cosa: le dolci carezze, la complicità esclusiva e la devozione impura che nutrono l’uno per l’altro scateneranno le ire di un Dio geloso e vendicativo. Lucifero, punito nella carne e nello spirito, comprende allora una verità fondamentale: se è riuscito a creare qualcosa di nuovo – il peccato – significa che esiste del divino anche in lui. E che il potere può essere sovvertito. Anche a costo della sua condanna.

Lucifero, una storia in bilico tra fede e blasfemia

Al netto di qualsivoglia aspettativa, il romanzo è intensissimo nella sua interezza e colpisce perché l’autore, con tanta caparbietà, è riuscito a immaginare un Paradiso eterno dove non esiste né gioia e né dolore. Ma, anche nei mondi più perfettibili, il germe del cambiamento è sempre dietro l’angolo. La storia di Lucifero comincia con un passo lento e cadenzato, definendo i contorni di un personaggio scomodo, sempre in bilico tra cosa è giusto e cosa è sbagliato. E prosegue con fin troppa lentezza fino a metà del racconto, poi nel secondo atto implode e quella patina “perbenista” cade per dare libero sfogo a una storia di una passione proibita che sgretola ogni cosa. Questo retelling – come viene chiamato nell’ambiente – è un esperimento di grande spessore in tutta la sua interezza, proprio perché non si schiera dalla parte del bene o del male, ma fa intuire come il gene del peccato può nascere anche lì dove c’è un cuore puro.

Lucifero, un esperimento convincente ma… 

La scrittura è evocativa e si nota una vera e propria ricercatezza nel descrivere il world building del romanzo ma non è il capolavoro di cui tutti parlano. Lucifero è un libro troppo lungo, che si perde in descrizioni fin troppo didascaliche e che impedisce alla storia di compiere da subito il grande salto. Quando accade, il lettore è stremato da una prima parte inconcludente che non regala nulla di buono a un racconto che, di per sé, è già complesso. Piace perché è brillante l’immagine di un Lucifero che prova amore per un altro uomo ma il risultato finale non brilla come si sperava. Resta un romanzo che funziona a metà ed è un vero… peccato.