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lunedì, Luglio 13, 2020

Lotta per i diritti LGBT. La storia della coppia canadese che non vede riconosciuta in Italia la propria genitorialità

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Viviamo in paese fatto di contraddizioni, di leoni da tastiera, di politici che pensano solo a loro stessi senza volgere uno sguardo al lavoro e ai problemi di natura sociale. Nel 2019 si lotta ancora per i diritti LGBT, dato che stentano ad essere riconosciuti, in trappola da un sistema malato e poco aperto alle diversità, a una diversità che fa paura e che sostanzialmente non esiste. L’ultimo diritto negato a una coppia LGBT è di qualche ora fa. Oggi si è scritta un’altra pagina oscura per le coppie arcobaleno.

Come è stato riportato dall’agenzia AGI: “in Italia un bambino non può avere due papà.” Questo è quanto scaturito dalla sentenza della corte di Cassazione che, oggi 8 maggio, si è espressa sulla controversia. Secondo il nostro ordinamento, non si può trascrivere in territorio italiano e nei registi dello stato civile, un provvedimento di un giudice straniero che ha accertato la doppia genitorialità a una coppia che è ricorsa alla maternità surrogata.

Il caso è stato sollevato più di due anni fa. Tutto ha inizio quando nel 2017 la Corte di Appello di Trento, aveva dato il via libera alla trascrizione in territorio italiano, firmato dalla Corte Giustizia canadese, l’atto che ha stabilito il diritto alla doppia genitorialità per una coppia che vive ora all’estero. In Canada è consuetudine che due persone dello stesso sesso possono essere riconosciuti come genitori. In questo caso la coppia, che ha chiesto di lottare per i propri diritti LGBT, si sono sposati nel 2008 e con la fecondazione assistita, hanno messo al mondo un maschio e una femmina. In Canada il secondo papà ha ottenuto il riconoscimento, e hanno avvisato le pratiche per farlo anche nel nostro paese, dato che entrambi hanno origini italiane.

Anche se in sostanza la vicenda è molto complessa, la Cassazione ha rigettato comunque quanto è stato approvato dal tribunale di Trento. “La compatibilità richiesta ai fini del riconoscimento – si legge da una nota diffusa da AGI – deve essere valutata alla stregua: non solo dei principi costituzionali, ma anche nel modo in cui vengono richiesti dalla legislazione ordinaria.” Nonostante il rifiuto però, la Cassazione non nega la possibilità di instaurare un rapporto genitoriale mediante il ricorso all’adozione. Una magra consolazione per un diritto che alla coppia spetterebbe senza se e senza ma. E l’Italia continua a guardare al futuro senza però prendere dei seri provvedimenti su questioni di così vitale importanza.

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