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mercoledì, Ottobre 16, 2019

Legge Cirinnà incostituzionale? Non tutela i bambini

Perché un bambino nato in una coppia gay non può essere tutelato?

E se la legge che porta il nome della senatrice del Monica Cirinnà fosse incostituzionale perché discriminatoria nei confronti dei bambini nati da coppie omogenitoriali? Infatti, se quegli stessi bambini fossero nati all’interno di coppie etero, avrebbero avuto tutte le tutele del caso; perché non succede nel caso di due genitori gay? L’incostituzionalità è stata sollevato dal Tribunale di Venezia affrontando il caso di due mamme lesbiche che hanno denunciato il Comune di Venezia, perché quando nel 2017 è nato loro figlio, l’ufficio anagrafe si era rifiutato di indicare, nello stato civile del piccolo, entrambe le mamme, limitandosi a indicare come unico genitore la madre biologica.

Le dichiarazioni di Monica Cirinnà

I giudici di Venezia hanno avuto coraggio. Ora spero che la Consulta ne abbia altrettanto e colga l’occasione per estendere i diritti di quei bambini che nascono all’interno di coppie formate da persone dello stesso sesso», dice Monica Cirinnà. «Mi sento come Martin Luter King, quando sognava di diventare inutile perché non ci sarebbe più stato il razzismo. Ecco, spero che un giorno la legge Cirinnà diventi inutile: significherebbe che l’Italia ha finalmente superato tutte le discriminazioni che riguardano gli omosessuali, anche per quanto riguarda il tema dei figli”.

«Nella dichiarazione di voto, nel 2016, dissi: “Nella legge c’è un buco, nel mio cuore c’è un buco…”. Infatti, nelle prime versioni, l’articolo 5 prevedeva, per le coppie dello stesso sesso, il diritto alla genitorialità e all’adozione co-parentale del figlio del partner. Purtroppo, cadde sotto le coltellate del Movimento 5 Stelle che, dopo aver lavorato gomito a gomito con me per due anni alla stesura delle norme, annunciò che non avrebbe sostenuto il voto preventivo dei cinque punti fondanti della legge. E quello era l’unico modo per evitare i 5mila emendamenti presentati dalla Lega, 136 dei quali erano abrogativi».

«È ovvio: quando la politica sceglie di non decidere, i cittadini si rivolgono a chiunque sia in grado di garantire i loro diritti. A cominciare dai giudici. Ora spero che la Consulta riconosca il diritto alla genitorialità delle coppie gay e finalmente copra quel buco nel mio cuore. Potrebbe anche rimettere la questione nelle mani del parlamento, ma sarebbe pericoloso: potrebbero volerci anni prima di avere una norma sulla genitorialità. Questo governo non ha mai voluto affrontare i temi etici. Anzi, quello di Salvini è ormai un partito ancorato all’estrema destra e potesse picconerebbe l’intera legge»

Foto di copertina Photo: Tore Sætre / Wikimedia

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