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domenica, Agosto 25, 2019

La prima pagina di “Libero”: un titolo infelice che indigna il popolo del web e la comunità LGBT

«Cala il PIL ma aumentano i gay.» Così esordisce la prima pagina di Libero, quotidiano nazionale diretto Pietro Senaldi, con un titolo destinato a far discutere e a restare purtroppo negli annales del giornalismo di oggi. Proprio come quello sulla «patata bollente di Virginia Raggi» e quello di «Torna il colera a Napoli», non sfugge quello che mette in correlazione il calo del PIL con la crescita della comunità LGBT. Un titolo da prima pagina schietto ma decisamente troppo infelice, specchio di una realtà spaccata in più parti e sobillata da un potere politico frammentario che sedimenta odio verso qualsiasi tipo di diversità.

Se si prova a leggere l’articolo che ha inaugurato la prima pagina del giornale, si vede come lo stesso autore dell’editoriale, è poco informato sulla questione tanto da arrampicarsi in studi e supposizioni che non hanno nessun fondamento, contraddicendo il suo stesso pensiero. Mettere in relazione l’andamento del PIL, una stima di per sé già poco incoraggiante, al numero di persone che si dichiarano omosessuali, è una scelta poco comprensibile, senza nessun nesso, senza un filo logico che possa supportare l’una o l’altra tesi. «Solo gli omosessuali non conoscono crisi» continua la disanima dell’articolo. Luoghi comune a parte, il titolo di Libero, resta comunque uno scempio, non solo per la comunità LGBT. In un momento di grande confusione, in un periodo in cui l’Italia stessa sta per cadere in un baratro senza fine, la stampa nazionale, dovrebbe essere più obbiettiva, rivelare e riportare dati certi e non becere supposizioni. “Libero” sembra voler rincorrere la polemica anche dove non c’è nulla da criticare, solo per il buon gusto di farlo, solo per la voglia di diversificarsi, ma ovviamente è la strategia sbagliata. Si spera che, alla luce delle critiche ricevute, da parte dell’Ordine nazionale dei Giornalisti,  ci sia quanto prima un intervento massivo per mettere a tacere questi sciacalli.

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