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lunedì, 25 Maggio, 2020

Intorno ai nostri tempi: Mustafa Sabbagh alla Traffic Gallery di Bergamo

Reading Time: 3 minutes

MKUltra: fotografia, video e installazioni di Mustafa Sabbagh

Mustafa Sabbagh (1961), artista italo-giordano impostosi prepotentemente negli ultimi anni, entra in punta di piedi in una questione che è oggi di attualissima aderenza. In qualche modo, come tutti ormai sappiamo, le abitudini e i sentimenti degli esseri umani sono diventate informazioni da profilare in una sorta di schedatura informatica di cui noi non abbiamo il controllo. Si tratta, probabilmente, di un’evoluzione nefasta di quello che negli anni ’50 del Novecento fu MKUltra, (discusso e discutibile) progetto della CIA volto al mind control, il controllo della psiche umana attraverso metodi né etici e nemmeno scientifici.

mustafa-sabbagh_MKUltra-track-000_2020_installation-view_courtesy-traffic-

La perdita del controllo rischia di snaturare certe tensioni che a fatica l’uomo contemporaneo riesce a mantenere in una sfera almeno ideale (magari come lontane e vaghe aspirazioni). Ed è così che si ritrova lontano dal baricentro e la sua identità, che lascia frammenti di sé lungo il cammino che percorre, si scopre essere depredata del diritto a una conscia costruzione della felicità e a una pienezza individuale, portandolo all’estrema conseguenza di automatizzare persino le emozioni più intime.

Sono uomini che camminano, che affrontano le strade di questa terra e che alle volte sono acefali perché per scelta, e più spesso per necessità, non sono più capaci di mantenere salde le redini della propria esistenza dal momento che sono ormai ridotti in schiavitù da qualche capestro; e sono uomini che possono perdere la propria memoria. E non si allude soltanto ai singoli individui, ma anche a un senso più ampio dell’umanità, alla storia, a una memoria che tende a dissolversi, che non ha più forza di difendersi da certi attacchi che irrompono con forza senza nessuno scrupolo di logica, una memoria dunque ferita; forse il senso della fotografia Ferite del 2017 scattata alla Gipsoteca di Possagno, il regno delle opere in gesso del grande Antonio Canova.  L’immagine ritrae alcuni busti che, esposti su piedistalli, mostrano i danneggiamenti (o meglio gli sfregi) subiti durante un bombardamento del 1917.

mustafa sabbagh, ferite _ untitled, 2017
fine art print on dibond, 120 x 160 cm
ed. of 5 + 1 AP – courtesy: the artist, gypsotheca antonio canova [possagno]

D’altronde, come afferma l’artista, «Ogni ferita può dare nuova vita a qualsiasi corpo, fisico o mentale». È infatti nella crisi che l’uomo fugge dalla terra, dalla realtà che vive, dalla propria città o dal dolore e si rifugia nella consolazione dell’altrove o dell’istinto, cerca di mischiare il suo corpo con la natura come a riplasmarlo, come se fosse un idolo da mostrare a chi ha bisogno di ricercare fuori da sé i propri e i nuovi feticci, a chi ha fame di affermare se stesso partecipando all’altro… E già l’istinto della fuga ricorda all’uomo contemporaneo che può ancora vivere.

mustafa sabbagh, voyeurismo _ untitled, 2019
plotter print – courtesy: the artist

MKUltra: track #000

MUSTAFA SABBAGH

a cura di Roberto Ratti

11 gennaio – 28 marzo 2020

Traffic Gallery – Contemporary Art

Via San Tomaso 92 – 24121 Bergamo – Tel. +39 035 0602882

[email protected]

www.trafficgallery.org

www.mustafasabbagh.com

mustafa sabbagh, rave party, 2019
frame from the video
ed. of 3 + 1 AP – courtesy: the artist

mustafa sabbagh, voyeurismo _ untitled, 2019
fine art print on dibond, 50 x 37,5 cm
ed. of 5 + 1 AP – courtesy: the artist

mustafa sabbagh, MKUltra, 2019
installation view – courtesy: the artist

mustafa sabbagh, MKUltra, 2019
installation view – courtesy: the artist

mustafa sabbagh, MKUltra, 2019
installation view – courtesy: the artist

mustafa sabbagh, MKUltra, 2019
installation view – courtesy: the artist

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