fbpx
sabato, Gennaio 23, 2021

Intervista ad Althea, l’azienda italiana più LGBT friendly di sempre

Reading Time: 6 minutes

Althea, la storica azienda alimentare italiana, nota per i suoi sughi orientati al consumatore moderno (prodotti monodose e biologici), è una tra la più grandi sostenitrici dei diritti civili ed è da vari anni sponsor di tematiche LGBT+.

In questo articolo scoprirai in che modo Althea ha dato sostegno e visibilità a queste tematiche. Avrai modo, inoltre, di leggere l’intervista che l’autore di questo articolo ha fatto direttamente ai referenti dell’azienda e che è inserita all’interno della sua tesina di laurea triennale intitolata “La rappresentazione mediale dell’omosessualità negli spot italiani. Dal caso Barilla alla tendenza del Pinkwashing”.

Il sostegno di Althea alla comunità LGBT+

Già prima che scoppiasse il noto caso Barilla, il quale portò molte aziende a schierarsi a favore dei consumatori discriminati dal CEO della multinazionale alimentare, Althea creò delle campagne pubblicitarie volte a diffondere uno stile di vita aperto e punti di vista privi di pregiudizi ed ipocrisie. Fu probabilmente la prima vera azienda italiana che ha cercato di affrontare le tematiche LGBT+ nelle proprie pubblicità.

Stiamo parlando, in particolare degli spot realizzati da Althea nel 2012 in collaborazione con l’agenzia McCann, in cui coppie omosessuali ed etero si baciano con un sottofondo di musica romantica. Tuttavia, questi spot furono osteggiati e boicottati nel lancio: allora furono mandati in onda soltanto dopo le 23.

Althea, tuttavia, non si è mai data per vinta. Ha proseguito fino ad oggi la sua linea distintiva ed anticonformista grazie a Lampi.Comunicazione Illuminata,un’agenzia specializzata nella comunicazione integrata innovativa.

Tra le iniziative più note, c’è sicuramente la decisione di diventare sponsor ufficiale del Libera Rugby Club, la prima squadra maschile gay friendly d’Italia. L’11 luglio 2015, la foto del bacio tra due rugbisti di Libera, con la maglia sponsorizzata da Althea Sughi, conquista la copertina di Sport Week (la rivista, grazie a questa immagine, vince il Premio Ferrari per la migliore copertina dell’anno ed il Diversity Media Award, mentre l’agenzia di comunicazione Lampi vince nel 2016 il Web innovativo Award). Nasce l’hashtag #liberatutti.

In seguito, sempre con la collaborazione dell’agenzia Lampi (diretta dalla strategy director e fondatrice Lara Ampollini), Althea e Libera hanno fatto altre iniziative per far adeguare i regolamenti delle federazioni sportive italiane inserendo, ad esempio, il divieto di discriminazione secondo l’orientamento sessuale. Tra queste iniziative, molto apprezzato è stato il calendario 2019 con i giocatori Libera e Zebre.

L’obiettivo principale di Althea, ovvero quello di mettere a segno un’azione importante e decisa, cercando di far capire al pubblico che la propria visione etica non è costruita a tavolino con il mero scopo di fare pubblicità, bensì reale e condivisa dai consumatori, è stato certamente raggiunto e proseguirà sicuramente nel tempo.

althea lgbt sportweek

LEGGI ANCHE: QPrize 2019 | Il premio di QMagazine riservato alle migliori aziende e destinazioni LGBTQ+

L’intervista ad Althea

L’autore di questo articolo ha realizzato l’intervista tramite la messaggistica instantanea presente sulla pagina aziendale Facebook, apprezzata da parte di numerosi utenti (attualmente conta circa 95.600 mi piace).

Tramite Facebook lo staff social di Lampi.Comunicazione Illuminata promuove gran parte delle campagne pubblicitarie di Althea attraverso immagini e post, tutti caratterizzati da una comunicazione divertente, incisiva, diretta e tra le più inclusive del panorama pubblicitario italiano. E risponde, nel giro di poco tempo, a qualsiasi domanda e richiesta da parte degli utenti.

Nel caso di questa intervista, lo staff social si è dimostrato gentile e disponibile, soddisfacendo la richiesta di intervista nel giro di qualche giorno.

Ecco qui di seguito domande e risposte dell’intervista ad Althea:

  • Il brand Althea Sughi, già prima del caso Barilla, si era affiancato alla causa LGBT dimostrando la propria apertura nei confronti delle coppie omosessuali, inserendole nella campagna TV Amore e Sughi. Purtroppo quella campagna non ebbe la visibilità necessaria, a causa di alcune rimostranze, e fu mandata in onda dopo le 23. Eppure non avete mai smesso di lottare a fianco della comunità LGBT, facendo apprezzare molto, da parte del pubblico, le vostre prese di posizione chiare e nette. Qual è la vostra visione etica e come è nata l’idea di includere e continuare ad appoggiare un target considerato di serie B?

Il mondo dei social ha generato un profondo cambiamento nel rapporto tra i brand e gli utenti. Alle marche non si chiede più solo di fare prodotti buoni e sicuri ma anche di “aggiornare” la loro brand equity con valori condivisi con il sentire di una società in movimento. Il fatto di essere sughi pronti e nuovi, completamente diversi da quanto già presente sul mercato, ci ha stimolato ad esprimere un posizionamento alternativo.

Pur avendo alle spalle una lunga storia, il nuovo brand di sughi pronti Althea è rinato solo nel 2012. E ci sembrava impossibile presentarci sul mercato senza ascoltare e rispecchiare tutte le diverse sfaccettature della società di oggi, senza pregiudizi e distinzioni. I nostri spot di lancio raffiguravano tutti i tipi di bacio (sia in termini di età che di orientamenti sessuali) e da lì in poi la nostra linea anche sui social è stata proprio quella di dialogare, per davvero, con tutti.

Se un brand non stabilisce un contatto vero coi suoi consumatori, un contatto che non sia solo di tipi commerciale ma anche di condivisione dei valori, punti di vista, momenti di divertimento, non si può creare quella fiducia che oggi sta alla base di ogni scelta, non solo di acquisto, per la propria vita. Anche dalla ricerca Nielsen 2015, “Trust in brand”, si ricorda che i consumatori hanno sempre più fiducia nei brand in particolare per quanto riguarda i valori che esprimono. E noi volevamo fortemente che Althea fosse questo: un brand da amare non solo per i suoi prodotti naturali e di qualità, ma anche per la sua attenzione per i diversi modi di intendere la vita, purché accomunati da sincerità, passione, voglia di stare bene, condivisione. Per questo il nostro pay-off è “Amore e sughi” e non ad esempio “Sughi pronti buoni”. Che sarebbe stato corretto, più preciso ma limitativo.

  • Il social networking è la strategia che voi utilizzate al meglio e con una comunicazione simpatica, incisiva e travolgente, per lanciare i vostri messaggi di supporto alla comunità LGBT. Che obiettivi avete raggiunto e qual è il vostro grado di soddisfazione?

Per il momento storico in cui siamo nati e per l’identità del nostro brand, i social sono uno strumento imprescindibile perché permettono di parlare con gli utenti e ascoltarli. Non solo. Rispetto alla pubblicità tradizionale, dove un unico messaggio viene veicolato a tutti, coi social è possibile creare contenuti in sintonia con diverse fasce di target, vedere il loro gradimento e i loro commenti, ribattere con altri contenuti in base alle reazioni avute. Per questo si può dire che i contenuti della nostra comunicazione vengono plasmati insieme agli utenti. E per questo sono così graditi e continuano a suscitare interesse e simpatia.

La nostra più grande soddisfazione è quando attraverso la nostra comunicazione riusciamo a intervenire su temi su cui l’opinione pubblica si sta interrogando e a contribuire al dibattito. È successo con la campagna #liberatutti che si è meritata la famosa copertina di Sportweek coi due rugbisti della squadra Libera (la prima squadra di rugby inclusiva d’Italia) che si baciano. Ha fatto il giro del mondo e ha guadagnato diversi premi ma, soprattutto, ha suscitato un dibattito che ha portato un passo più avanti la discussione sulle unioni civili, appassionando moltissimi utenti. Questo per noi, ma anche per chi ci segue, è stato un traguardo importantissimo.

  • In occasione dell’approvazione delle Unioni Civili, l’immagine dei due anelli di cipolla, la cui frase recitava “Ora puoi baciare lo sposo”, ha avuto su Facebook più di 1000 mi piace e tanti commenti positivi. Cosa ne pensate delle Unioni Civili? Le ritenete un passo in avanti oppure ci sarebbe ancora molto da fare?

Non siamo un organismo politico e non possiamo dare indicazioni su quali leggi siano da fare e quali no. Certamente però la nostra società è fatta di molti tipi di coppie diverse così come la famiglia sta prendendo molte sfaccettature un tempo sconosciute. Ma dove c’è amore, condivisione, impegno perché non dovrebbero esserci anche diritti riconosciuti? Crediamo che si tratti solo di aggiornare la mentalità comune ai tempi. E allora anche post come i nostri, che porgono questi temi con un sorriso, possono essere utili e far capire che le novità non devono spaventare. Chi non ne parla, come se non esistessero queste nuove realtà, magari per paura di reazioni negative, non racconta l’oggi come è davvero. E se c’è una cosa di cui la nuova comunicazione non può fare a meno è l’autenticità, il rispecchiamento, magari ironico ma sincero, di ciò che siamo.

  • Da ormai una decina d’anni, molte aziende si sono dimostrate aperte nei confronti della comunità LGBT ma sono state, spesso e volentieri, tacciate di opportunismo. Voi come rispondereste a coloro che pensano che le vostre pubblicità ed il vostro supporto alla tematica omosessuale siano poco sincere?

Molto semplicemente facendo notare che non si tratta di uscite estemporanee (come molte lo furono in occasione della dichiarazione di Guido Barilla a favore delle famiglie “tradizionali) ma di una precisa linea valoriale che risale al primo lancio, con gli spot del dicembre 2012 (quindi ben precedenti al flame Barilla), e che è stata sempre perseguita con contenuti costanti, con iniziative ed eventi, con campagne ad hoc (come appunto #liberatutti).

Siamo convinti che non sia niente di speciale, semplicemente parlando tutti i giorni sui social con persone giovani, evolute, aperte, l’attenzione per la comunità LGBT viene da sé.

Noi la vediamo così: sul filo dei social i brand si incontrano tutti i giorni con i loro utenti. Poco sinceri, e anche maleducati, saremmo se decidessimo di parlare con alcuni e con gli altri no, per qualsiasi motivo.

Le nostre conclusioni

Le risposte di Althea Sughi evidenziano chiaramente quanto la linea valoriale adottata non abbia avuto scopi meramente commerciali. E questo porta il consumatore LGBT e gay friendly ad apprezzare ulteriormente il brand.

Un’ azienda, come Althea Sughi, che decide di lavorare su queste tematiche investendo, chiaramente, del tempo e delle risorse, ha la grande possibilità di porsi davanti ai propri concorrenti, in termini, soprattutto, di reputazione.

Come afferma l’autore di saggi Stephen Rappaport, “l’importante è essere sempre consapevoli della diversità e apprezzarla. Farlo è essenziale, per riportare tutte le voci rilevanti all’interno di business e brand. In tal modo le aziende presentano sul mercato prodotti e servizi capaci di rispecchiare lo stile, la cultura e la personalità dei clienti”.

 

Related Posts

Gianmarco Negri | Il primo sindaco trans d’Italia si racconta all’amica Antonia Monopoli
corporate equality index 2020, migliori aziende lgbt+
45 migliori aziende per i dipendenti LGBT+ | Corporate Equality Index
Giordana Angi si confessa in esclusiva a QMagazine