Una serie spietata sul mondo dell’alta finanza. In streaming ci sono i “ragazzi” di Industry 

Con l’arrivo in Italia di HBO Max, colosso dello streaming a pagamento, si è aperto un nuovo capitolo per l’universo televisivo a stelle e strisce (e non solo). Infatti, nel nostro Paese sono disponibili in catalogo alcune tra le serie TV di maggior successo degli ultimi anni (oltre ai grandi cult del passato). Una di queste è Industry. In onda in America dal 2020, per 6 lunghi anni e fino a questo momento, non è mai stata acquistata da nessuno dei colossi disponibili in Italia. Da un paio di mesi, sulla HBO Max sono state inserite le prime tre stagioni complete con gli episodi in onda negli States del capitolo numero 4 che arrivano a cadenza settimanale così da colmare il gap. Al netto di qualsivoglia aspettativa, Industry è una serie sopraffina, intensa, profonda e per nulla banale che riflette sulla realtà in cui viviamo senza peli sulla lingua. Ambientata nell’universo dell’alta finanza, la serie si focalizza su un gruppo di neo-laureati che cercano di trovare il loro posto nel mondo. Smaccatamente queer e senza sfumature, Industry è una serie che piace proprio per la sua irriverenza e per la sua potenza narrativa. E ora vi spieghiamo perché è da non perdere. 

Industry, di cosa parla la serie tv? 

Creata dagli ex banchieri d’investimento Mickey Down e Konrad Kay, Industry segue un gruppo di giovani laureati (e ambiziosi) competere per un numero limitato di posizioni permanenti presso la prestigiosa banca di investimento internazionale Pierpoint & Co. a Londra. Immersi in un ambiente di lavoro implacabile, questi nuovi arrivati affrontano pressioni estreme, rivalità, intrecci personali e professionali, relazioni complesse e un mondo dominato da sesso, droga, ego e denaro, mentre cercano di farsi strada tra colleghi, amici, amanti e nemici con la speranza di definire la propria identità in un settore dove l’assonanza tra merito e privilegio è spesso illusoria. Con un linguaggio schietto e sincero e con dei personaggi unici nel loro genere, Industry si muove in una realtà iper-competitiva e parla ai giovani adulti di sogni e desideri profondi, facendo emergere un ritratto poco lusinghiero di Londra e di tutto ciò che ruota attorno alla City. 

Industry: il mondo dell’alta finanza non è mai stato così… inclusivo 

Prendendo spunto dalla saga familiare di Succession e dalle storie che abbiamo apprezzato in Billions e nell’italianissima Diavoli, Industry si muove con agilità in una cornice narrativa ben definita in cui niente è bianco o nero. Anche se – bisogna ammetterlo – non è facile entrare in sintonia con la storia e i tanti personaggi a causa di un racconto complesso e stratificato, è comunque impossibile non restare imbrigliati nelle loro vite. La gioventù di Industry è totalmente fuori controllo, non ha morale ed è disposta aogni mezzo pur di raggiungere i suoi scopi. Ciò che colpisce maggiormente – e lo si nota con estrema chiarezza dal personaggio di Harper, l’indiscussa protagonista – la serie non vuole gettare solo uno sguardo su tutti i meccanismi dell’alta finanza ma cerca anche di spiegare le sue implicazioni etiche e morali. Per questo motivo, i personaggi non hanno i contorni, non hanno giudizio e passano da una storia all’altra (e da un letto a un altro) solo per saziare una fame di desiderio e di vittoria. Non è una serie per tutti. Industry va seguita con dedizione e attenzione così da poter cogliere tutte le sue sfumature. Lì, tra quei dialoghi intensi e macchinosi e tra quelle strade così assordanti di Londra si trovano i meccanismi del mondo di oggi, si leggono gli usi e costumi di un mondo che è cambiato troppo in fretta e dove non c’è spazio per nulla. Neanche per l’amore.