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Il caffè sospeso di Napoli

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La tradizione del “buon caffè” a Napoli è ben conosciuta, tanto che una delle prime caffettiere domestiche, prima dell’avvento dell’attuale Moka, era proprio “Napoletana” e prevedeva un veloce movimento di rovesciamento della stessa, affinché il caffè filtrasse nell’acqua bollente e potesse essere servito dopo pochi minuti. Le origini del “Caffè sospeso” sembrano non avere data. Probabilmente scaturisce dal momento in cui gruppi di amici, dovendo pagare i propri caffè, potessero fare i conti con qualche caffè in più, in realtà non consumato. Il credito che si originava sarebbe rimasto a disposizione dei bisognosi di passaggio.

Un altro gesto solidale e testimone del cuore napoletano è quello, antico, dell’“Acino di Fuoco”: un piccolo tizzone ardente tolto dal proprio braciere per portarlo nel cortile del vicino per accendere il suo e risparmiare così sul costo di un fiammifero.

Napoli ha fatto quindi del caffè uno stendardo. Numerose sono le aziende produttrici locali che hanno rifornito le case d’Italia e d’oltreoceano. La città mediterranea ha una lunga tradizione di lavorazione alimentare che risale all’epoca romana, quando da Napoli partivano i velieri per commerciare con il resto d’Europa. Lo scambio, l’interazione, la socializzazione, in breve la convivialità contraddistinguono l’animo napoletano che si ricorda molto spesso dei più deboli, delle persone in difficoltà e si prodiga per assistere, per aiutare.

Forse, proprio da questo animo, da questo desiderio di inclusione e di partecipazione che nasce la tradizione del caffè sospeso. Esso consiste nel lasciare un caffè pagato presso un bar cittadino, da servire quando si presenti una persona in difficoltà o senza casa, in modo da offrire un piccolo ristoro. Anche lo scrittore e filosofo Luciano De Crescenzo, nel libro intitolato, appunto, “Il caffè sospeso” ha scritto: “Quando qualcuno è felice a Napoli, paga due caffè: uno per sè stesso, ed un altro per qualcuno altro. È come offrire un caffè al resto del mondo.”

Un modo per offrire un caffè all’umanità, in una delle città italiane che si è sempre distinta per cultura e ricchezza d’animo dei suoi abitanti, malgrado le innumerevoli difficoltà che la attanagliano. Generosità resa in completo anonimato, espressione di solidarietà verso i più deboli, sensazione di star bene solo condividendo sempre… Questo rappresenta un sistema di valori che caratterizza il Mediterraneo, il suo stile di vita.

Questo spirito di condivisione influenza anche la cultura locale, la pizza, i libri: dallo storico salotto del Gambrinus Caffè alla libreria Feltrinelli, alla pizzeria “Concettina ai tre Santi”, tutti luoghi in cui è possibile fare un gesto di solidarietà anonimo: offrire una pizza, acquistare un libro…

Oggi a Napoli è nata la “Rete del Caffè Sospeso” per mano di associazioni dedicate a progetti di solidarietà sociale e che invitano chiunque a mantener viva l’antica tradizione, su base volontaria. “Caffè Sospeso” è anche il titolo di un film uscito nel 2017 in Argentina. Qui il caffè sospeso si chiama “empanada pendiente” e si sta diffondendo in numerosi altri Paesi, come Irlanda, Spagna, Canada, Belgio, Bulgaria, Grecia, Finlandia, Russia.

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