Gestazione per altri reato universale: una legge scandalo in Italia che ci mette in cattiva luce nel mondo

Assordante il silenzio delle opposizioni per una pratica da sempre considerata naturale, citata nella Bibbia e applicata nelle leggi fin dall’antica Roma.

Iniziamo con il chiamare le cose con il proprio nome senza ricorrere a definizioni che sottintendano un giudizio. Parliamo quindi di “Gestazione per altri” e non di “Utero in affitto”.

Questo argomento è al centro di polemiche in Italia per un avvenimento, a nostro parere orribile, ovvero l’approvazione della legge sul reato universale, che ha avuto un eco negativo in molti Paesi del mondo occidentale.

Una legge la cui approvazione è stata accompagnata da dichiarazioni di voto da parte della maggioranza del governo italiano che hanno paragonato la gestazione per altri al genocidio, condannando questa pratica che, secondo l’esecutivo italiano, “sfrutterebbe le donne” soprattutto immigrate, privandole del loro bambino.

Dichiarazioni che mostrano l’ignoranza di chi le ha pronunciate e a cui hanno risposto veementemente dai banchi dell’opposizione segnalando che questa legge colpirà soprattutto la comunità LGBTQ+ nonostante la gestazione per altri venga praticata per un 90% dagli eterosessuali che, tuttavia, hanno modo di nasconderla. Altri hanno sottolineato come lo Stato con questa norma stabilisca che la donna non abbia le capacità di poter scegliere cosa fare del proprio utero. “Si può donare un rene, ma non possiamo decidere di donare il nostro utero? L’utero è di noi donne o dello Stato? E nostro o degli uomini che ancora una volta decidono per noi donne?” ha affermato la senatrice M5S Elisa Pirro.

Sgomento ancora più grande per il silenzio assordante di gran parte dell’opposizione che non ha partecipato alle votazioni producendo l’approvazione della legge a larga maggioranza del Parlamento. Ulteriore elemento che ha dato all’estero un’immagine terribile del nostro Paese.

È evidente che coloro che legiferano non sono a conoscenza della materia, delle famiglie e le donne che generosamente hanno scelto, in Paesi democratici come gli Stati Uniti, di portare avanti gravidanze per coloro che non possono avere dei figli in modo naturale.

Non crediamo che queste persone abbiano commesso un delitto, a meno che, mettere al mondo una vita non sia considerato al pari dell’omicidio. Ma soprattutto non crediamo che questi bambini siano stati privati di qualche diritto visto che senza questo atto d’amore non sarebbero mai nati.

È ancor più deplorevole che queste critiche feroci vengano da parte di coloro che rivendicano la lotta alla denatalità e che si professano difensori dei diritti dei minori.

Dimenticano o fanno finta di non sapere che quei minori, che oggi esistono e vivono tra noi, d’ora in avanti soffriranno perché vedranno i propri genitori accusati di atti orribili.

Credo che nessuna di queste famiglie pretenda che la loro scelta venga compresa ed accettata da tutti, ma che sia garantita la loro libertà ancor di più se esercitata in un Paese estero dove la gestazione per altri non è considerata reato.

Se questa legge non fosse mossa da ignoranza ed ideologie deplorevoli la maggioranza avrebbe potuto, di contro, fare in modo che queste famiglie potessero accedere all’istituto dell’adozione che non possono certo definire contro natura. Siccome alla base di tutto questo c’è un diffuso sentimento omofobo, che non riconosce in due persone dello stesso sesso la possibilità di creare una famiglia, si è scelto di limitare ogni possibilità per loro.

Donna, madre e cristiana. Quello lo slogan sbandierato in più lingue dal nostro Premier. La famiglia tradizionale sempre come esempio. Fa specie che tra coloro che la portano a modello vi siano divorziati, conviventi con figli, condannati per sfruttamento della prostituzione, e via dicendo.

Inoltre, anche qui, coloro che trovano ispirazione nei testi sacri biblici e nei fasti dell’antico Impero Romano sembrano proprio non aver posto la dovuta attenzione a ciò che prendono d’esempio: nella Bibbia il primo a ricorrere alla “gestazione per altri” fu proprio Abramo. Infatti, la moglie Sarah, che non poteva più mettere al mondo figli e garantirgli una discendenza, gli diede il permesso di giacere con la serva Hagàr. Ci fu anche il patriarca Giacobbe la cui moglie, Rachele, che non poteva avere figli, offri al marito la serva Bilhà: «unisciti a lei, che partorisca sulle mie ginocchia, e anche io possa avere figli da lei» (Gen. 30:3). Giacobbe obbedisce, Bilhà partorisce e Rachele dice: «il Signore mi ha giudicato e ha anche ascoltato la mia voce e mi ha dato un figlio» (v. 6)

In entrambi i casi la donna che non riesce ad avere figli ricorre, come nel caso della gestazione per altri, ad un’altra donna per averli.

Anche nell’antica Roma esisteva la “locatio ventris”, un istituto regolato dalla legge, che permetteva ad una donna di partorire figli per un altro membro della famiglia che non poteva averne.

Modalità sicuramente discutibili soprattutto per il ruolo della donna in quell’epoca storica, ma che oggi nei Paesi in cui è legalmente riconosciuta viene tutelata dalle norme ferree vigenti.

Anche in Italia abbiamo racconti di nonne, soprattutto al Sud Italia che avendo molti figli ne partorivano uno per la sorella sterile e questo non aveva nulla a che fare con la spiritualità, la fede, la moralità, le leggi.

La moderna ricerca di una finta etica a tutti i costi, di un politically correct ipocrita, è soltanto sintomo di un bigottismo e di un razzismo diffuso dove si difende la vita di feti contro le donne, si impedisce l’adozione e si discriminano bambini reali, in crescita, che saranno inevitabilmente parte del nostro futuro.

© Foto di João Paulo de Souza Oliveira