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venerdì, Settembre 25, 2020

Ezio Cristo il “Professionista” delle “One Night” Romane LGBTQ+

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Ezio Cristo un ragazzo, un uomo con spessore e dedito con forza, studio e qualità al mondo LGBTQ+ Romano, si racconta in questa intervista esclusiva.

Ezio inizi i tuoi primi passi nel mondo della night life con i party “Angels of Love”. Ci racconti come tutto ha inizio?

Diciamo che per me quello è stato l’inizio del sogno. Ero attratto e affascinato da quella situazione, il numero spropositato di gente che riempiva la pista. Quel palco che a me sembrava enorme, quell’animazione super colorata, ma anche molto cool in realtà perché loro avevano anche un grande negozio di abbigliamento con grandi brand, e molte volte facevano animazione usando i look del negozio. La cosa che mi ricordo di più è il “Privé” dietro la consolle. Giravano tutti. Ho conosciuto Dean e Dean Caten -Dsquared ndr. Quì ho conosciuto il mondo che per me, giustamente, era sconosciuto e di cui mi sono innamorato. Ero molto amico di uno dei performer, e lo aiutavo a pensare ai suoi look e ovviamente andavo in serata con lui per aiutarlo. Così tutto ebbe inizio. 

Nel 2008 incontri la fondatrice del Gay Village AnnaChiara Marignoli ed inizi un nuovo percorso ci racconti i tuoi step fino ai giorni nostri?

Io al secondo anno di università, inizia a fare il “Door Selector” per una serata gay, ovviamente a Roma. Con il passare del tempo, iniziai ad occuparmi della “Direzione Artistica” per questa serata. La persona con cui lavoravo inizialmente, aveva già a che fare con AnnaChiara, lavoravano per lei. Appena mi fu presentata, iniziò un corteggiamento lavorativo bilaterale. Da li a breve iniziai a lavorare con lei.  Devo ammettere che è stato uno degli incontri più importanti della mia vita. Ci siamo avvicinati con molta calma. Nonostante gli piacessi, si fidava poco e ad oggi devo ammettere che aveva ragione. Ero ancora “piccolo” e ovviamente l’approccio lavorativo quando sei piccolo è diverso da oggi. Sono sempre stato molto propositivo nei suoi confronti. Devo ammettere che lei mi ha sempre lasciato lo spazio giusto, mi ha sempre permesso di esprimermi, non sempre come avrei voluto, ma era giusto così. Mi ha insegnato che le cose si ottengono con i giusti tempi e al momento giusto. Devo ammettere che è grazie a lei se sono cresciuto lavorativamente e se sono maturato, se riesco ad affrontare le cose in maniera più adulta. Arrivò un momento del 2014, in cui le presentai un progetto per un nuovo locale il “Giam”, che lei accettò di buon grado, ma non mi permise di realizzarlo da solo. Era ancora presto, secondo me, per scardinare dei sistemi troppo impiantati, troppo incardinati. Poi nel 2017 durante l’estate,  l’anno in cui lasciai Gay Village, ci incontrammo più volte per parlare della stagione invernale, di quello che era e di quello che sarebbe dovuto diventare. E così fu.

Questo è stato l’anno dei cambiamenti anzi degli stravolgimenti totali. Fu l’anno in cui con la sua supervisione mi affidò totalmente la direzione artistica del “Giam”. Ovviamente io amo confrontarmi con lei, avere scambi di opinioni, di idee. Diciamo che è la persona con cui ho una connessione mentale e di cuore molto forte. Una sintonia, spesso muta che è unica e indescrivibile. Siamo molto simili ma anche molto diversi. Lei è una visionaria a tutti gli effetti e mi da sempre degli input importantissimi, credo che le cose funzionino proprio perché abbiamo questo equilibrio che forse io definirei “alchimia” vera e propria.

Ezio hai collaborato anche con radio “Kiss Kiss” com’è stata l’esperienza?

Breve ma intensa ;-). Collaboravo in un programma del sabato mattina. Mi chiamavano per chiedermi consigli sui look. Ecco, diciamo che sono stato un “lookologo” radiofonico. Sarà durata una stagione, poi finì li. Devo ammettere che il mondo della radio mi affascina enormemente. Ho collaborato con radio Kiss Kiss, ma ho fatto anche altre cose in radio, ho condotto anche dei programmi, con altre emittenti e ad essere onesto, tornerei subito a farlo.

Nel 2016 segui il coreografo, regista e direttore artistico Giuliano Peparini per “Amici” di Maria de Filippi, “House  Party” e “BO, Le Spettacle” a Parigi. Esperienze intense e molto diverse tra loro, come nascono e si evolvono?

Guarda, ti dirò, il mio rapporto con Giuliano nasce come una amicizia. Siamo diventati prima amici e poi collaboratori. Credo e penso che quando hai una sintonia con una persona e non sei distante dal suo mondo, ma comunque in qualche modo ne fai parte, poi sia naturale l’inizio di una collaborazione lavorativa. Nonostante l’amicizia però ti dico che per me lavorare con lui significa ovviamente dimostrargli costantemente che ha fatto una scelta giusta, che può fidarsi di me, che può cercare di avere una preoccupazione in meno quando è oberato di lavoro (cioè sempre). Lavorare con lui è comunque una possibilità di crescita infinita, enorme. Impari tutto e non smetti mai di stupirti di quello che riesce a creare, è una lezione costante. Ogni volta con lui vivo un’esperienza diversa. Ogni lavoro è diverso l’uno dall’altro, pensa che durante lo stesso lavoro puoi osservare mille sfaccettature diverse. Mi capita spesso di pensare a quanto io sia cresciuto da quando ho iniziato a lavorare con Giuliano, quanto ho imparato e quante cose ho visto. Quanto io abbia cambiato il mio approccio al lavoro, che poi, ovviamente mi porto dietro anche quando non lavoro con lui. Posso dire che oltre che essere un amico è un MAESTRO a tutti gli effetti.

Nel 2017 diventi Direttore Artistico del “Giam“ a Roma, quali sono i pregi ed i difetti di avere una responsabilità così grande?

Il più grande pregio, la più grande fortuna, è quella di potermi esprimere liberamente, di poter dar sfogo alla mia fantasia e soprattutto la possibilità di poter raccontare quello che voglio esprimere a livello artistico ovviamente. Mi dicono che sono molto teatrale nei miei show in discoteca, li trovano più vicini a dei veri e propri spettacoli che si presterebbero più ad un palcoscenico di un teatro che di un club, forse è vero, ma è proprio questo quello che mi piace. Mi piace poter portare lo show ad un altro livello, che non significa peggio o meglio di altri, significa semplicemente e concettualmente diverso. Amo sapere che la gente si diverte e amo sapere che la gente si sente a casa. Per me questa è una vittoria. Inizialmente pensavo che dire “casa” fosse brutta, in realtà avevo centrato nel segno per chi frequenta il “Giam”. Inizialmente sognavo una patina più internazionale per il “Giam”, poi in realtà crescendo, ho capito che non c’è cosa più bella di sentirsi a “casa”. Il più grande difetto è l’ansia. Io non mi occupo solo della “Direzione Artistica”, tra me e Annachiara c’è un vero e proprio scambio organizzativo, quindi sto attento ai numeri, alle presenze, alle spese, alle serate più difficili, ed ovviamente questo è un motivo di grande ansia con cui non ho un buonissimo rapporto ;-).

Sei stato anche parte fondamentale agli “Eurogames” la manifestazione Europea tra le più importanti per l’integrazione della comunità LGBTQ+ nel mondo dello sport. Davvero percorsi intesi e diversi, ci racconti anche questo grande passo nel panorama LGBTQ?

Io credo che la scelta sia ricaduta su di me per svariati motivi. Sicuramente uno dei motivi principali è il mio modo di impostare lo spettacolo. Per me il racconto, la narrazione, il messaggio è molto importante e credo che chi ha organizzato la manifestazione volesse questo. Più che fare uno show fine a sé stesso, volesse raccontare qualcosa e forse in questo sono bravo. Nella mia breve esperienza di vita, ho ricoperto vari ruoli e mi sono occupato di svariati aspetti collegati ad uno spettacolo. Costumi, luci, scenografie, per citarne solo alcuni, quindi diciamo che la mia figura è abbastanza completa e poliedrica. Racchiudo più figure in una. Questo forse è un altro dei motivi. Devo ammettere che è stata un’esperienza eccezionale per il suo messaggio ed il fine davvero importantissimi… C’erano tutti. Dal rappresentante del Comune, all’attuale Ministro dello Sport Vincenzo Spadafora, che hanno supportato quella manifestazione in maniera educata e diligente. Ringrazio Il presidente di Gaycs, Adriano Bartolucci Proietti per avermi scelto ma soprattutto per la missione che ha intrapreso.

Cosa pensi che manchi, se manca, in Italia per essere al pari con il Mondo nel panorama LGBTQ?

Penso che in Italia manchi una classe politica adeguata. Penso che ci siano troppe influenze, dalla Chiesa alla vecchia classe dirigente, eccetera.

Penso che siamo molto indietro rispetto ad alcuni paesi ma anche tanto avanti rispetto ad altri. Il che non significa che sia abbastanza anzi!! Penso che manchi il matrimonio egualitario, penso che manchi la possibilità di avere dei figli per famiglie arcobaleno e single, penso che manchi una legge che tuteli e protegga le persone deboli LGBTQ+. Penso che bisogna fare ancora molto per le persone transessuali a cui si debba garantire una vecchiaia adeguata e una dignità.

La tua opinione sulle famiglie allargate, arcobaleno e genitori single qual è?

Io penso che siamo noi giovani e quelli ancora più giovani di me a stabilire quella che in futuro sarà la normalità, quella che le generazioni future chiameranno “normalità”. Io credo che le famiglie arcobaleno siano famiglie come le altre, nel senso che una famiglia con due mamme o due papà, non ha nulla da invidiare o da insegnare ad una famiglia in cui i genitori sono eterosessuali. Comunque, giusto per la cronaca, io non amo parlare di identità sessuale, bensì di persone. Per quanto riguarda i genitori single penso che non ci sia nulla da dire. Io credo che dovrebbero aprire la possibilità di adottare a chiunque: single, gay, lesbiche, insomma tutti. Penso che vada seguita la fase di integrazione, ma a prescindere dall’identità sessuale. I bambini devono essere tutelati sempre e soprattutto amati incondizionatamente.

Come ti vedi tra 10 anni ed in quale ruolo?

Non lo so, non sono uno che pensa a lungo termine. Mi piace avere tutto sotto controllo, ma mi piace anche lasciarmi trasportare dagli eventi e dalle esperienze. Quindi in che ruolo mi vedo non lo so, quello di cui sono certo è la mia ambizione, quindi mi piacerebbe continuare a crescere e fare cose sempre più importanti, più grandi. Mi piace sfidarmi, odio lavorare con l’ansia dell’obiettivo, ma poi mi rendo conto che non riesco a farne a meno.  

Un aggettivo qualificativo per definire Ezio Cristo è?

Uno non credo mi possa bastare. Quindi preferisco non rispondere ;-).

Una domanda a cui avresti voluto rispondere ma che non ti hanno mai fatto c’è e se si quale?

Oddio, questa domanda mi mette in difficoltà, non so che domanda vorrei mi venisse fatta. Diciamo che solitamente non mi tiro mai indietro dal rispondere. Più che una domanda però, un messaggio che mi piacerebbe dare è che la gente dovrebbe imparare a fare di più e parlare di meno. Dimostrare di più. La mia citazione preferita è “Grandi menti parlano di idee, menti mediocri parlano di fatti, menti piccole parlano di persone”

Grazie Ezio a presto!

Grazie a te Alex a prestissimo!

Alex Molla

 

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