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mercoledì, Agosto 21, 2019

Elisa, un’anima tra musica e cinema

Elisa si racconta a QMagazine

Elisa, omaggiata dal Maestro Ennio Morricone, scelta da Quentin Tarantino, osannata da Gabriele Muccino, richiesta da Giovanni Veronesi per il suo ultimo film e fortemente voluta da Andrea Guerra che le ha fatto vincere un nastro d’argento per “Love is required” colonna sonora del film “Un giorno questo dolore ti sarà utile” di Roberto Faenza.
Sembra la vita di una compositrice navigata invece di una cantante con oltre due milioni di dischi venduti all’attivo. Una vita piena di soddisfazioni e di gioie grazie sia ai suoi due pargoli – Emma Cecile e Sebastian- che all’ultimo nato in casa Toffoli “L’anima vola”, il suo album.

Elisa QMagazine

Perché l’anima di Elisa?

E’ volata alle mie radici, sono ritornata nella mia terra a comporre. Non sono andata in giro, non sono andata a registrare in America. E’ un album pieno di Italia, volutamente.

Il duetto con Tiziano Ferro come è nato?

Tiziano vedendo un documentario su di me in tour con delle immagini con mia figlia e con Andrea (Andrea Rigonat, attuale compagno di Elisa ndr), è rimasto profondamente colpito dal mio cambiamento di vita, e gli è venuto spontaneo dedicare questa canzone al rapporto tra me e mia figlia. Racconta di come Emma sia arrivata, abbia sconvolto tutti i piani e abbia riempito la mia vita. È una dedica indelebile, e per me un bel sogno che si realizza, quello di una collaborazione con lui.

E arriviamo al brano di Django, il film di Tarantino…

E’ stata una cosa incredibile, meravigliosa. Un’emozione enorme ed un onore grande per me, penso anche per gli italiani per l’Italia, perché comunque Quentin Tarantino è uno dei registi più importanti del mondo. A me piace molto Tarantino in generale, anche gli altri suoi film; quindi forse non sono neanche tanto obiettiva (ride). Però per me è stato veramente uno dei momenti più importanti della mia carriera che ricorderò sempre con grande emozione. Una cosa veramente stellare.

 

Elisa QMagazine

Come sei arrivata a Tarantino?

La mia casa discografica, la Sugar, è editore anche di Ennio Morricone e stavano trattando con i produttori di Quentin Tarantino per avere delle musiche del Maestro nel film Django e, a quel punto, lo hanno semplicemente informato, dicendogli “guardi che il Maestro ha scritto una cosa nuova insieme ad una nostra artista che potrebbe piacerLe” e gli hanno fatto ascoltare una demo. Tarantino è impazzito perché è fan di Ennio Morricone! Quindi ha voluto la canzone nel film e quando gli abbiamo fatto sentire la versione superfichissima in studio ci ha risposto: “Sì, molto bella, ma … Voglio la demo, quella che ho sentito l’altra volta”. E gli abbiamo dovuto dare la demo (ride di gusto).

Morricone ti ha omaggiato con “Per Elisa” all’inizio di quella canzone…

Esatto! Incredibile! Io non ho parole se non che sembra un sogno. Sono dieci anni che aspettavo le musiche alla “Il segreto nel Sahara”. L’ho visto sempre come un genio inarrivabile. Poi già il fatto che un giorno, Caterina Caselli candidamente mi disse: “Ma no siamo amici, poi tu piaci a loro!” ed io stavo per strozzarmi: “Come piaccio a loro?” e lei “Sì! Piaci a lui e anche alla moglie”. E quindi da quello a riuscire a scrivere un brano insieme, co-firmarlo è stato veramente una roba che non so ancora adesso come sia potuto succedere.

Firmi anche tutta la colonna sonora de “L’ultima ruota del carro” di Veronesi.

E sì! Mi ha dato questa grande possibilità, tra l’altro è stata proprio una giornata magica perché il giorno che sono andata a casa del Maestro Morricone a sentire la prima idea di melodie melodie che voleva propormi poi, ci siamo salutati, mi ha guardata, mi ha presa e mi ha dato un bacio in fronte e poi siamo usciti. Io ero completamente tranvata, non sapevo se mi sarei ripresa. Avevo proprio le farfalle nello stomaco e mi ha chiamata in quel momento Veronesi: “Vieni a mangiare che ti devo parlare di una cosa”. Mi ha chiesto se volevo scrivere la colonna sonora per lui, e mi sono detta: “Questo è il bacio del Maestro Morricone che inizia ad avere degli effetti!”

 

Elisa QMagazine

E arriviamo a “Ecco che” con Giuliano Sangiorgi, ancora una volta un sodalizio vincente.

Per “Ecco che” Giuliano mi ha scritto il testo. Mi fa sempre molto piacere collaborare con lui e con i Negramaro in generale, sono una band per me fantastica, in Italia è una realtà che se non ci fosse lascerebbe un vuoto incredibile perché sono molto seri, quello che scrive lui è molto viscerale. è una di quelle cose di cui essere molto orgogliosi, sono proprio una fan perché quando vado ai loro concerti oltre che a cantare i duetti mi diverto proprio come una pazza. Sono una grande band dal vivo, hanno un carico di energia mostruoso.

“Un giorno questo dolore ti sarà utile” ti ha fatto vincere il nastro d’argento. Cosa ti ha conquistato di questo film? E ti è mai capitato che un dolore ti sia stato utile davvero?

Direi tutti i dolori, normalmente, sono in qualche maniera utili. Mi piacevano i dialoghi, molto gli attori… Lucy Liu era fantastica.

Che musica ascolta Elisa?

Moltissimo da Lotus Rasing ai Cranberries, dai Beatles ad Alanis Morissette, Björk agli Smashing Pumpkins.

Una cover che vorresti fare e che non hai ancora fatto?

In questo momento non sono concentrata su questo, anzi mi sto forzando di non farle, anche nei live. Le sto evitando, ma così per non fare sempre le stesse cose, per non essere etichettata come “quella che fa le cover” anche se a me piace mantenere quello di cui sono fatta, mantenerlo vivo. Io mi sono formata facendo cover di tantissimi musicisti e cantanti anche perché cantavo nei bar e come tutti cantavo le cover, mi piace tirar fuori questo aspetto, anche dopo tutti questi anni, anche dopo aver fatto la mia strada. Però mi piace tirarle fuori in un contesto artistico e personalizzarle; in realtà ce ne sono tante che vorrei fare, per esempio Moonlight Shadow di Mike Oldfield, è una di quelle che ti rimangono dentro.

Elisa QMagazine

Come sei nel tempo libero e cosa fai?

Ho pochissimo tempo libero che dedico alle mie passioni tra cui la fotografia, lo snowboard, lo shopping sia per me che per i bambini. Mi piace camminare, ballare. Potrebbe far ridere, ma una cosa che amo fare quando ho tempo è suonare il pianoforte: lavorando, raramente mi ritaglio uno spazio per rimanere sola con il piano!

Che città hai nel cuore?

Ce ne sono tante, ma se devo scegliere – anche se non è una città – dico senza ombra di dubbio la California. Mi ha regalato emozioni forti e diverse. Adoro Los Angeles e, anche se non è in California, New York.

Posto che consigli di vedere?

Barcellona! In particolare la casa di Gaudì e la Sagrada Familia.

Primo posto che visiti in una città?

Centro storico. Cerco di non usare mezzi pubblici e “vagabondo” per un pochino di ore nel centro, così da respirare l’aria del posto nel quale mi trovo.

La prima cosa che metti in valigia?

Un piccolo Buddha di ceramica che mi ha regalato mia madre quando avevo 15 anni. Me lo diede quando cominciai a fare i viaggi per la musica. Non è un talismano, è piuttosto un pezzo di casa sempre con me.

Cosa ci facevi con una Harley Davidson 50 a 14 anni?

Di tutto: l’avevo truccata per dare al motore una ripresa migliorata ed era la mia compagna di avventure, tra brecciolino e pozzanghere. È stata con me ovunque, finché non la ruppi.

Pino Gagliardi

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