È tornato il mito di Sandokan. Ecco perché la serie tv di Rai 1 è un successo e merita di essere vista (nonostante tutto) 

Da due settimane è in su Rai 1 e in prima serata la tanto attesa serie tv che re-immagina il personaggio di Sandokan, ispirato ai romanzi (bellissimi) di Emilio Salgari. Fin da quando il progetto è stato annunciato, il pubblico e i fan della Tigre della Malesia hanno accolto con curiosità il ritorno di un mito della letteratura contemporanea. Dopo ben 5 anni di lavoro, tra pre e post produzione, la serie ha debuttato su Rai 1 dal primo dicembre e, almeno fino a questo momento, si conferma leader negli ascolti. Ben lontano dall’adattamento con Kabir Bedi, ora è l’attore Can Yaman a prestare il volto a Sandokan. Bellissimo nel suo sguardo penetrante e nel fisico prestante, convincente nell’interpretare un personaggio mitico e quasi leggendario. L’attore turco che grazie alle soap-opera arrivare nel nostro paese ha trovato grande successo tanto da imporsi come sex symbol per donne (e uomini), con questo ruolo del tutto inedito ha mostrato come oltre al fascino e bellezza c’è molto di più. Anche se la serie non ha tematiche queer, fa parte comunque della nostra cultura popolare ed è giusto aprire una piccola parentesi. C’è da dire, però, che se non fosse per un cast di attori di livello (tranne per la sua scialba controparte femminile) e per una scenografia imponente, la narrazione di Sandokan scricchiola in diverse parti. Resta comunque una serie tv da vedere e ora vi spieghiamo il perché.

Sandokan, di cosa parla la serie tv di Rai 1 

La serie va alle radici di un mito, esplorando le origini della Tigre della Malesia e raccontando la sua traiettoria da semplice avventuriero a principe dei pirati. Da un’idea di Luca Bernabei, è un nuovo adattamento della storica saga di romanzi di Salgari, che nel 1976 era stata trasposta con enorme successo nello sceneggiato televisivo, diretto da Sollima e interpretato da Kabir Bedi, Carole André, Adolfo Celi e Philippe Leroy. Un nuovo adattamento che guarda anche all’oggi, prodotto da Lux Vide (Gruppo Fremantle) in collaborazione con Rai Fiction che aveva portato il divo turco in Italia per la preparazione cinque anni fa. Poi, causa Covid e lunga preparazione, il set è partito nel 2024 con riprese nel Lazio, in Toscana e in Calabria. Al centro c’è una storia di amore, rivalsa, vendetta e resilienza che vede Sandokan solcare i mari per sfuggire alla flotta inglese – capitanata da Lord Brooke (interpretato da Ed Westwick -, affiancato dalla sua ciurma e dal fedele Yanez (con il volto di Alessandro preziosi). Nel mentre cercherà di conquistare il cuore di Marianna, la perla di Labuan. 

Sandokan, una saga epica che guarda alla modernità 

Una ricostruzione pop e accattivante, una trama complessa che vira dai meccanismi di un drama piratesco al più classico romanzo di formazione, sfiorando poi i temi di un melò coinvolgente e da batticuore. Il “nuovo” Sandokan si veste di modernità e propone al pubblico una visione del celebre pirata che trae ispirazione dal libro ma si discosta dalla tradizione (e dalla fiction anni ’70). Si mostra come eroe inclusivo, che ha cuore le donne e i più deboli e che lotta contro la sopraffazione di una politica inglese scellerata, rivolta solo all’espansionismo. Nonostante ciò e nonostante la presenza (giunonica) di Can Yaman, la serie di Sandokan è ben lontana dalla perfezione. Troppo artefatta per coinvolgere il pubblico di oggi che sai nutre di streaming e di serie mordi e fuggi, troppo didascalica per creare empatia. Anche se, al netto degli ascolti è una delle fiction più viste della stagione, Sandokan resta una serie bella ma imperfetta. Nonostante ciò, è già arrivato il rinnovo per una seconda stagione.