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venerdì, Luglio 19, 2019

“È gay e ha un compagno”: referto ospedaliero in Alessandria

Orientamento sessuale nel referto ospedaliero in Alessandria

Referto ospedaliero in Alessandria davvero choc. Qualche giorno fa un ragazzo si è recato all’ospedale Santi Antonio e Biagio di Alessandria a causa di un forte mal di testa; prima le è stata somministrata una flebo ma non risolvendo il problema l’uomo è stato ricoverato nel reparto di Malattie infettive. Da subito il paziente nota un comportamento strano da parte del medico. Il ragazzo ha affermato: “Da subito, il medico che mi ha visitato si è posto in una maniera strana. Il mio compagno era in camera con me e ha chiesto a lui direttamente chi fosse. Ha risposto. Gli ha detto non proprio gentilmente di uscire dalla stanza. La prima cosa che poi ha domandato a me è stata: ‘Conferma che è il suo fidanzato?’. Penso che a marito e moglie nessuno chiederebbe mai questo tipo di conferma». 

Ecco il referto ospedaliero in Alessandria

Nella lettera di dimissioni si afferma: “Fuma circa 15 sigarette al dì, beve saltuariamente alcolici. Nega allergie. Omosessuale, compagno stabile”. 

Il referto ospedaliero di Alessandra

La reazione del ragazzo

Ciò che mi ha più infastidito è stata la lettera di dimissione: alla terza riga è specificato che io sono omosessuale con compagno fisso. Cosa c’entra? Perché lo specifichi? È un dettaglio che posso decidere di tenere riservato, ma che adesso dovrò quantomeno condividere con il mio medico di base. E se lui non lo sapesse? E se io non volessi farlo sapere? Mi chiedo: ci sarà mai una anamnesi con scritto ìeterossessuale con compagno stabile’?”.

Le prime reazioni del mondo delle associazioni

Michele Potè, dell’associazione Avvocatura per i diritti Lgbti-Rete Lenford, ha affermato: “Quello che farei è una diffida all’ospedale dove si chiede quantomeno la rettifica del referto. Eventualmente penserei anche a una richiesta di risarcimento danni”. L’avvocato ritiene che il comportamento dell’azienda ospedaliera è “chiaramente discriminatoria”. “C’è anche una violazione della privacy perché è un dato sensibile. In generale, mi sembra un comportamento medievale. L’omosessualità non è una malattia dal 1990. Lo trovo molto stigmatizzante. Aver chiesto di sostenere il test per l’Hiv è anche peggio”. 

Norma De Piccoli del Cirsde, il «Centro interdisciplinare di ricerche e studi delle donne e di genere», afferma: «Quello che l’uomo racconta ha il sapore di una discriminazione e lo denuncerei al tribunale del malato, oltre che pubblicamente alle associazioni che si occupano di parità dei diritti. L’omosessualità non è una patologia fisica né psicologica né psichiatrica. Perché deve essere indicata?»

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