Diritti LGBTQ+ in Italia: cosa è cambiato con il Governo Meloni

Negli ultimi tre anni il Governo guidato da Giorgia Meloni ha inciso in modo significativo sul quadro dei diritti LGBTQ+ in Italia. Non attraverso una singola riforma simbolica, ma tramite una serie di interventi legislativi mirati e una precisa agenda parlamentare che ha avuto effetti soprattutto su famiglie, scuola e salute.

Letti nel loro insieme, questi provvedimenti delineano un cambiamento di approccio su temi che riguardano direttamente la vita delle persone LGBTQ+ e delle loro famiglie, oltre ad avere ricadute più ampie sul sistema educativo e sanitario del Paese.

Di seguito i principali interventi normativi che hanno segnato questo periodo.

La gestazione per altri diventa reato universale (dicembre 2024)

Il provvedimento più impattante è la Legge 4 novembre 2024 n. 169, entrata in vigore il 3 dicembre 2024, che modifica l’articolo 12 della legge 40/2004 rendendo la gestazione per altri (GPA) reato universale.

La GPA, una forma di procreazione medicalmente assistita in cui la gravidanza viene portata avanti da una donna per conto di altre persone, diventa perseguibile penalmente anche se effettuata in Paesi dove è legale. Questo significa che un cittadino italiano può essere perseguito al rientro in Italia, indipendentemente dalla normativa vigente nello Stato in cui il percorso è avvenuto. Si tratta di un’estensione particolarmente ampia del principio di extraterritorialità del diritto penale, che ha alimentato un ampio dibattito tra giuristi.

Sono previste sanzioni rilevanti: reclusione da tre mesi a due anni e multe da 600.000 a un milione di euro per chi realizza, organizza o pubblicizza la pratica.

Il provvedimento restringe ulteriormente i diritti delle coppie arcobaleno in Italia. Prima di questa modifica, la GPA effettuata all’estero non veniva perseguita penalmente, e in alcuni casi era possibile ottenere il riconoscimento della genitorialità del genitore biologico, facilitando successivi passaggi giudiziari anche per l’altro genitore.

È importante sottolineare che questa legge non riguarda esclusivamente le coppie LGBTQ+, ma anche persone single e coppie eterosessuali che, per ragioni mediche, non possono portare avanti una gravidanza.

La norma viene letta da molte associazioni per i diritti civili come un intervento che limita in modo significativo le possibilità di accesso alla genitorialità per diverse tipologie di famiglie.

Educazione sessuale-affettiva nelle scuole: il DDL Valditara (dicembre 2025)

Nel dicembre 2025 la Camera dei Deputati ha approvato un disegno di legge promosso dal ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara, attualmente all’esame del Senato, che interviene sull’educazione sessuale-affettiva nelle scuole.

Il testo stabilisce che tali percorsi possano essere proposti nelle scuole medie e superiori solo con il consenso preventivo scritto dei genitori, mentre restano escluse le scuole dell’infanzia e primarie.

I genitori hanno diritto a conoscere in anticipo temi trattati, modalità e materiali utilizzati. Questo aspetto non rappresenta una novità assoluta rispetto al passato, quando i progetti venivano comunque presentati e discussi con le famiglie. La differenza sostanziale introdotta dal DDL riguarda il potere di veto individuale.

Senza consenso scritto, lo studente non può partecipare alle attività e la scuola deve organizzare percorsi alternativi. Questo meccanismo non incide solo sul singolo, ma può avere effetti sull’intera classe, frammentando il gruppo e complicando l’organizzazione didattica.

In un sistema scolastico già caratterizzato da carenza di risorse e personale, dirigenti e insegnanti temono che queste difficoltà possano portare alcuni istituti a rinunciare del tutto ai percorsi di educazione sessuale-affettiva.

Ne consegue che temi come relazioni, consenso, identità di genere, orientamento sessuale e pluralità delle famiglie rischiano di diventare di fatto opzionali.

Le principali linee guida internazionali in ambito sanitario ed educativo, tra cui quelle promosse da OMS e UNESCO, sottolineano invece l’importanza di un’educazione sessuale strutturata e progressiva, adeguata all’età, per favorire conoscenza, prevenzione e benessere.

In questo quadro, gli studenti LGBTQ+ risultano particolarmente penalizzati, poiché viene meno uno strumento che può favorire inclusione e rappresentazione all’interno del contesto scolastico.

Transizione di genere dei minori: il nuovo DDL sulla “disforia”

Attualmente, in Italia, le terapie farmacologiche per l’affermazione del genere rivolte ai minori transgender vengono erogate dal Servizio Sanitario Nazionale e comprendono principalmente bloccanti della pubertà e terapie ormonali, all’interno di percorsi seguiti da équipe multidisciplinari con il consenso dei genitori.

Un nuovo disegno di legge presentato dal Governo introdurrebbe un cambiamento rilevante: pur non vietando formalmente queste terapie, prevede un ulteriore livello di controllo esterno al rapporto medico-paziente.

Finché il Ministero della Salute non adotterà protocolli clinici definitivi, per somministrare i farmaci ai minorenni sarebbe necessario anche il parere di un Comitato Etico Nazionale a valenza pediatrica, oltre alla valutazione dell’équipe che segue direttamente il minore.

Secondo i critici, questo passaggio aggiuntivo rischia di rallentare l’accesso alle cure e di ridurre l’autonomia clinica degli specialisti, con possibili ricadute sul benessere psicologico dei ragazzi e delle ragazze coinvolti.

Il DDL prevede inoltre l’istituzione di un registro nazionale presso AIFA con dati sanitari dettagliati relativi ai minori in terapia. La misura viene presentata come strumento di monitoraggio dell’appropriatezza clinica, ma solleva preoccupazioni sul piano della tutela della privacy, trattandosi di dati estremamente sensibili riferiti a minorenni.

Diritti LGBTQ+ e classifiche internazionali: l’Italia nel contesto europeo

Le conseguenze complessive di queste scelte legislative emergono anche nelle valutazioni internazionali. La Rainbow Europe Map di ILGA-Europe misura ogni anno il livello di tutela dei diritti LGBTQ+ nei Paesi europei sulla base di criteri giuridici e politici.

Nell’ultima edizione, l’Italia ha ottenuto un punteggio di 24,41%, a fronte di una media dell’Unione Europea superiore al 50%, collocandosi nella parte bassa della classifica europea. Negli ultimi anni non si registrano avanzamenti significativi e si evidenzia piuttosto una fase di stagnazione, che riflette l’assenza di nuove misure di tutela e l’introduzione di norme percepite da molte organizzazioni come restrittive.

Uno scenario in evoluzione

Nel loro insieme, questi interventi mostrano un cambio di direzione nel modo in cui lo Stato affronta temi legati a famiglie, educazione e identità di genere. Al centro del dibattito restano il bilanciamento tra ruolo delle istituzioni, autonomia delle persone e tutela dei diritti fondamentali.

Per la comunità LGBTQ+, il triennio recente rappresenta un passaggio delicato, in cui il confronto si sposta sempre più spesso dalle piazze e dai tribunali alle aule parlamentari e ai tavoli tecnici. Il futuro del quadro normativo italiano dipenderà anche dalla capacità del dibattito pubblico di restare ancorato a dati, diritti costituzionali e standard internazionali di tutela della persona.