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venerdì, Settembre 20, 2019

Diphylleia. Solo l’Amore può distruggere l’omofobia

Un Romanzo drammatico e intenso che, con incredibile forza, mostra quanto l’Amore sia inarrestabile, anche se diverso. Un romanzo che è anche uno strumento contro l’omofobia, affinché con la consapevolezza possa essere abbattuta una volta per tutte.

Elia Bonci, classe 1996, è uno scrittore esordiente che ha pubblicato il suo primo romanzo breve: Diphylleia. Solo l’Amore può distruggere l’omofobia, con la Caravaggio Editore, per combattere ogni discriminazione. Il libro è disponibile dal 3 aprile 2019, nei formati cartaceo ed e-book, reperibile in libreria e sui maggiori store online.

 

 

Diphylleia rappresenta un tassello fondamentale del progetto che il ragazzo transgender sta portando avanti. Tramite grande forza e determinazione, Elia cerca di combattere i pregiudizi che hanno profondamento segnato la sua esistenza e non solo. L’autore si è raccontato tramite un’intervista per QMagazine.


Come ti sei accorto di provare un disagio nel tuo corpo?

Nel corso della mia vita sono sempre stato un ragazzo chiuso, un po’ lontano dalle persone a causa di questo disagio.” Un disagio a cui Elia non sapeva dare un nome in quanto non era a conoscenza del mondo LGBTQ+. Questo perché ne a casa ne a scuola se ne parlava.

Come l’hai scoperto?

Quando sono cresciuto, intorno ai 17/18 anni, durante le superiori ho conosciuto persone omossessuali. Scoprendo una nuova parte di mondo che, per me, fino a quel momento era rimasta sconosciuta. Per questo motivo inizialmente ho pensato di essere omosessuale ma crescendo mi sono reso conto che il disagio che provavo era molto più forte.

A questo punto come ti sei comportato? Ne hai parlato con qualcuno?

Adesso ho 23 anni e me ne sono reso conto tra i 19 e i 20 anni ma avendo molta paura non l’ho confidato a nessuno. Non sapevo cosa fare e non sapevo niente ne della transizione ne della disforia. Ho cercato cose su internet e mi sono documentato senza riuscire ad uscire dal mio guscio.

Dopo un anno…

Dopo un anno ho conosciuto una ragazza alla quale però non riuscivo ad avvicinarmi poiché volevo essere per lei un ragazzo e pensavo che non avrebbe mai capito. Ho sempre avuto difficoltà e paura ad avvicinarmi alle ragazze perché io stesso non mi sentivo “giusto”.

Poi ho scoperto che questa ragazza aveva scoperto già tutto, ancora prima che lo capissi io stesso. Fin da subito lei mi ha dato del lui e mi ha fatto sentire a mio agio. Da qui mi sono resoconto di quello che volevo veramente. Il fatto che lei mi riconoscesse come un ragazzo mi faceva stare bene. Ora da sette mesi ho iniziato il mio percorso, una volta alla settimana sono seguito da psicologici ed il prossimo mese eseguirò il test per la disforia.

La tua famiglia come ha reagito?

Inizialmente non sono riuscito a dire niente alla mia famiglia. Ho iniziato il percorso ma non ero out con nessuno. Poi, in vista della terapia ormonale, ho scritto una lettera a mia madre che però non ha risposto. Io mi sono spaventato soprattutto conoscendo mio padre che non è molto favorevole a tutto ciò. Ho lasciato perdere, continuando il mio percorso da solo.

In seguito, grazie agli incontri con la psicologa, ho acquisito più forza in me stesso, ho preso coraggio e ho parlato con mia madre. Le ho chiesto come mai non mi aveva risposto alla lettera. Da quel momento è stata lei ad aiutarmi a dirlo al resto della famiglia ma lo scoglio è rimasto mio padre. Per dirlo a mio padre ho deciso di fare coming out pubblicamente durante la presentazione del mio libro dove ho invitato tutta la mia famiglia.

Le cose sono migliorate rispetto a 6/7 mesi fa in quanto ho subito un grave atto di transfobia che ha fatto smuovere le acque a casa mia.

L’atto discriminatorio di cui parli sul tuo profilo Instagram?

Si quello dove mi hanno scritto sulla macchina “trans di merda sei morto”. Da quel momento i miei genitori si sono schierati dalla mia parte, si interessano e hanno capito che non sono io quello “sbagliato”. Da quando è successa questa cosa inoltre ho scoperto di avere tantissima forza e ho deciso di usarla per aiutare gli altri. Per questo che ho deciso di creare un profilo Instagram e di pubblicare un libro.

Parlami del tuo libro, di come ti è venuta l’idea, di quando hai iniziato a scrivere?

Il libro ho iniziato a scriverlo quando avevo 17 anni. È stato una forma di sfogo perché non ne avevo mai parlato con nessuno. La scrittura è stata una sorta di rifugio. L’ispirazione l’ho presa, oltre dalla mia esperienza personale, da quello che vedevo intorno a me perché, una volta iniziate le superiori, mi sono reso conto di non essere l’unico ad appartenere a questo mondo e di non essere l’unico ad essere discriminato.

Invece l’idea di creare delle magliette come ti è venuta?

L’idea delle magliette è stata un po’ casuale perché io sul mio Instagram mi chiamo “alien” in quanto mi rispecchio molto nella figura dell’alieno. Come dico molto spesso nelle mie storie Instagram “la gente quando sei un transessuale ti tratta come se fossi un alieno” perché pensa che sei “strano” o che “vivi due vite”. Allora ho pensato di fare delle magliette che rappresentino la fierezza di essere “strano”.

A fine intervista Elia ci tiene a precisare che rimane disponibile per chiunque voglia parlare con lui o sfogarsi. È disponibile SEMPRE tutto il giorno per chiunque. Questi sono i suoi contatti:

Come accennato, assieme alla propria casa editrice, Elia ha anche creato il brand di magliette e gadget con lo slogan: I AM NOT AN ALIEN, I AM A HUMAN il cui ricavato lo aiuterà a completare il suo percorso di transizione. Le magliette sono acquistabili dal sito: www.elialien.it.

 

 

Se anche tu credi in questo progetto contro l’omofobia e desideri aiutare Elia a realizzare il suo sogno di completare la transizione, contribuisci alla causa con l’acquisto del romanzo o di una delle sue magliette e gadget.

 

Credits:

  • Immagine in evidenza e prime tre foto: fotografo Roxanne Gale Flores
  • Ultime due immagini: foto del brand relativo alla vendita di magliette e gadget accompagnato dallo slogan “I AM NOT AN ALIEN, I AM A HUMAN”

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