Il Consiglio d’Europa adotta la sua prima strategia per i diritti delle persone LGBTI
Il Consiglio d’Europa ha adottato la sua prima strategia per i pari diritti delle persone LGBTI. Approvato dal Comitato dei Ministri, il documento guiderà il lavoro dell’organizzazione dal 2027 al 2032, con l’obiettivo di rafforzare la protezione contro discriminazioni, violenza e odio negli Stati membri. L’annuncio è arrivato il 24 settembre 2026, insieme alla pubblicazione di un rapporto dedicato ai discorsi d’odio anti-LGBTI. Due documenti distinti, che letti insieme raccontano la stessa urgenza: i diritti riconosciuti nel corso degli anni non sono ancora garantiti in modo uniforme nella vita delle persone.
La strategia arriva 45 anni dopo Dudgeon contro Regno Unito, la prima sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo riguardante i diritti delle persone LGBTI. Nel 1981 la Corte stabilì che criminalizzare le relazioni consensuali tra persone dello stesso sesso violava il diritto al rispetto della vita privata. Da allora, sentenze, raccomandazioni e attività di monitoraggio hanno contribuito a costruire un quadro europeo di tutela. Il nuovo documento raccoglie questo lavoro e prova a renderne l’applicazione più coerente, in un momento in cui, secondo il Consiglio d’Europa, ai progressi ottenuti si affiancano riforme ferme o arretrate, ostilità politica e nuove forme di discriminazione.
La strategia si articola attorno a quattro priorità. La prima riguarda il riconoscimento della pari dignità delle persone LGBTI e la promozione di una cultura del rispetto, per contrastare stereotipi e stigmatizzazione. La seconda punta a rispondere alla disinformazione che prende di mira le persone LGBTI e i loro diritti. La terza è dedicata alla prevenzione della violenza e dell’odio; la quarta al rafforzamento delle tutele giuridiche e delle istituzioni chiamate ad applicarle. Non si tratta soltanto di intervenire dopo un episodio di discriminazione: il documento guarda anche alle condizioni che permettono alle persone di vivere apertamente e partecipare alla società in sicurezza.
Per questo la strategia attraversa ambiti diversi della vita quotidiana: famiglia, istruzione, lavoro, sanità e servizi pubblici. Dedica attenzione anche alle tecnologie digitali e all’intelligenza artificiale. Gli strumenti digitali possono amplificare molestie e campagne di disinformazione, mentre i sistemi basati sull’AI possono riprodurre pregiudizi o essere usati per forme intrusive di sorveglianza. Il Consiglio d’Europa collega questi rischi alla libertà delle persone LGBTI di esprimersi e partecipare alla vita pubblica, anche online, senza essere spinte al silenzio dalla paura.
Il rapporto sui discorsi d’odio pubblicato nello stesso giorno mostra perché un’azione comune sia necessaria. Secondo i dati riportati dal Consiglio d’Europa, 35 Stati membri includono esplicitamente l’orientamento sessuale nelle norme penali sui discorsi d’odio. Il numero scende a 18 per l’identità di genere e a 6 sia per l’espressione di genere sia per le caratteristiche sessuali. Soltanto Belgio, Danimarca e Malta prevedono una copertura esplicita di tutte e quattro le categorie. Sono differenze che incidono sulla possibilità di riconoscere e affrontare l’odio in tutte le sue forme.
Il rapporto avverte, però, che la presenza di una legge non garantisce da sola una protezione effettiva. La sfiducia nelle istituzioni, il timore di subire ulteriori discriminazioni e la riluttanza a rivelare il proprio orientamento sessuale o la propria identità di genere possono scoraggiare le denunce. Dove mancano dati sufficientemente dettagliati, inoltre, la componente d’odio di un episodio rischia di scomparire dalle statistiche. Il Consiglio d’Europa raccomanda perciò una migliore raccolta dei dati, personale specializzato nelle forze dell’ordine e nelle procure, sostegno stabile alle organizzazioni che assistono le vittime e strumenti più efficaci contro l’odio online.
La strategia non modifica automaticamente le leggi dei singoli Paesi: definisce una direzione comune, che gli Stati membri dovranno tradurre in azioni concrete con il sostegno e il monitoraggio del Consiglio d’Europa. Il suo lancio ufficiale è previsto per il 26 gennaio 2027. La novità, intanto, è l’adozione di un quadro dedicato ai diritti delle persone LGBTI per i prossimi sei anni. Il rapporto pubblicato accanto alla strategia ricorda quale sarà la prova decisiva: ridurre la distanza tra le tutele riconosciute sulla carta e quelle che le persone trovano davvero quando ne hanno bisogno.
