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mercoledì, 22 Gennaio, 2020

Cina | Comunità LGBTQ+ costretta a una “Terapia di Conversione”

In Cina molte persone appartenenti alla comunità LGBTQ+ sono costrette, illegalmente, a sottoporsi a una “terapia di conversione”. Una terapia mirata a cambiare l’orientamento sessuale di una persona tramite diverse tecniche quali: l’ipnosi, l’agopuntura, l’elettroshock e i farmaci.

Le associazioni in difesa dei diritti LGBTQ+ hanno dichiarato che spesso queste prestazioni sono fornite da professionisti senza licenza, nonché da centri non autorizzati o da ospedali pubblici dove non vi è stato un divieto assoluto.

Come già noto, la Cina non è un paese gay friendly. L’omosessualità è diventata legale solo nel 1997 e nel 2001 è stata tolta dal “Chinese Classification and Diagnostic Criteria of Mental Disorders”. Tuttora non esiste ancora nessuna legge a tutela degli omosessuali, nemmeno in ambito lavorativo, il matrimonio gay e le unioni civili non sono legali così come l’adozione o la fecondazione in vitro. Per di più la popolazione locale rimane legata a una mentalità antica dettata dalle leggi antecedenti all’accettazione e legalizzazione dell’omosessualità.

Per questo motivo la comunità LGBTQ+ cinese subisce ancora molte pressioni, soprattutto da parte dei familiari, volte a farsi sottoporre a questa “terapia di conversione”.

Le associazioni in difesa dei diritti gay hanno compilato un rapporto nel quale ci sono almeno 96 centri e ospedali in tutta la Cina che offrono la terapia. Le organizzazioni hanno anche interrogato i dipartimenti sanitari di 25 città per vedere se avrebbero preso provvedimenti ma in 17 di questi non hanno trovato nessuna prova dell’esecuzione della terapia.

Wang Zhenyu, capo del “Public Interest Law Center on Equal Rights for LGBTI” ha dichiarato: “Non è solo una truffa commerciale bensì un’azione che viola i diritti delle persone”.

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