L’arcadia del Novecento è a Taormina

Nascosta dalle persecuzioni LGBTQ+, preservata dalla guerra, amata da scrittori, pittori, designer, chiaroveggenti, Casa Cuseni è uno dei luoghi d’incanto italiani.

Fu qui che Ernest Hemingway scrisse il suo primo racconto The Mercenaries, fu qui che Lord Bertrand Russell seppe di aver vinto il premio Nobel per la letteratura, fu qui che i maggiori pittori neoclassici dipinsero il paesaggio siciliano, fu qui che Pablo Picasso, Salvator Dalì, Tennesse Williams, Henry Moore, Giacomo Balla, Fortunato Depero, Duilio Cambellotti, Tommaso Marinetti, Wilhelm von Gloeden, Anatole France, Ezra Pound, David Herbert Lawrence trovarono il loro luogo del cuore per scrivere, dipingere, scolpire, ma soprattutto, fu qui che all’origine, Oscar Wilde trovò rifugio, appena uscito di prigione grazie a Robert Hawthorn Kitson, il proprietario. La Casa Cuseni era infatti un rifugio costruito da questo pittore. Alla morte del padre, Kitson, ricchissimo, si era trasferito a Taormina, per costruire un rifugio per artisti, spinto anche dal lavoro che stava facendo qui il fotografo Wilhelm von Gloeden, che ritraeva giovinetti in pose classiche quali eredi della bellezza ellenica.

Il più grande tesoro di identità LGBTQ+ si trova in questa casa ed è la sala da pranzo di Sir Frank Brangwyn, pittore e incisore liberty britannico, primo decoratore di Luis Comfort Tiffany.

Una tenuta nascosta per oltre cento anni. L’Art Nouveau degli spettacolari murales rappresenta infatti, unica al mondo, l’omogenitorialità. La stanza era nota agli ospiti della casa, ma fu tenuta segreta fino a quando Alfred Barr, fondatore del MoMa di New York e frequentatore di Casa Cuseni dal 1952, diede un significato alle decorazioni murali. Barr vide nelle figure dipinte la rappresentazione simbolica della vita di un giovane omossessuale che nasce con un peso sulle spalle (un’ombra nera), incontra a Taormina un giovane come lui (il pittore Carlo Siligato), e si riconcilia con la sua natura libera, fino ad arrivare a concepire una famiglia con un altro uomo.

Un’allegoria che potrebbe rappresentare la vita stessa di Robert Hawthorn Kitson e del suo compagno. Sembra infatti che dopo il terremoto di Messina la coppia prese con sé molti ragazzi rimasti orfani, tra cui il piccolo Francesco, considerato un figlio, di cui qui si conserva il triciclo costruito dai futuristi. La stanza fu tenuta chiusa e nascosta, aperta solo agli amici intimi della coppia. Solo nel 2012, la Camera Segreta di Casa Cuseni è stata aperta al pubblico.

Gestita oggi dalla Fondazione Robert Hawthorn Kitson, è un’istituzione permanente no profit. Durante la Seconda guerra mondiale tutto quello che qui si trovava è stato messo al sicuro dai siciliani che vivevano nei dintorni della casa, a rischio delle loro stesse vite. La bellissima villa fu infatti prima quartier generale fascista, poi tedesco, ma finita la guerra, al rientro di Robert Hawthorn Kitson, i cittadini di Taormina riconsegnarono tutti gli oggetti e le opere d’arte, gli scritti della preziosa biblioteca che avevano custodito per sei anni. Una storia incredibile, che merita di essere ricordata, perché senza i siciliani, oggi non potremmo godere di questa incredibile eredità artistica.

Di Letizia Strambi

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