Beauty in black è la saga familiare con storie queer che ha trovato successo su Netflix
C’è da dire che ci troviamo di fronte a un fenomeno molto emblematico, quando si parla di Beauty in Black. La serie di Netflix che è creata da Tyler Perry – in America è una sorta di re Mida per i drammi da prima serata – ha trovato larghi consensi (a livello globale) sulla piattaforma di streaming legale e a pagamento. In onda dall’ottobre del 2024, Beauty in Black in poco tempo si è imposta come una tra le serie di maggior successo su Netflix, scalando sia le classiche di gradimento che le top ten dei prodotti più in voga. Alla base c’è uno show molto accattivante, nato e concepito proprio per un vero e proprio binge watching, con una trama intrigante e tanti risvolti. Se lo si guarda più attentamente, di sicuro Beauty in black non è una serie tv dai grandi temi e dalle grandi storie, eppure ha trovato il modo di imporsi in un panorama complesso e stratificato. A una prima stagione da 16 episodi è seguita un altro ciclo di episodi e, di recente, è arrivato con il rinnovo per un terzo e ultimo capitolo. Al netto di tutte le critiche possibili, Beauty in black ha saputo inseguire i gusti del pubblico e proporre un racconto teso e coinvolgente che parla di famiglia, di affari, di amori, vendette e che apre una partentesi sul mondo queer con uno sguardo sfacciato e per nulla perbenista.
Beauty in black: di cosa parla la serie tv di Netflix?
Il dramma è prodotto, creato, sceneggiato e diretto da Tyler Perry, uno dei nomi più influenti nel mondo dell’intrattenimento afroamericano, e racconta l’incontro fra due donne che hanno vissuto esperienze molto diverse. Entrambe sono nate e cresciute ad Atlanta, eppure le vite di Kimmie e Mallory non potrebbero essere più differenti. Una lotta per la sopravvivenza, dopo che la madre l’ha costretta ad andarsene di casa e a provvedere per se stessa; mentre l’altra gestisce un’azienda profittevole e si gode senza remore una vita di successo. Le loro strade, tuttavia, sono destinate a incrociarsi. Se da una parte c’è Kimmie che cerca il modo di uscire fuori da un club di spogliarellisti, c’è Mallory che deve fare i conti con una vita privata completamente allo sbaraglio. Sposata con un marito impotente e fedifrago, deve fare i conti con una famiglia acquisita che si fa la guerra – letteralmente – per l’egemonia sul mercato di un brand di beauty (che però è sull’orlo del baratro a causa di una diatriba legale).
Beauty in black: una soap-opera moderna e spregiudicata che parla alle minoranze
Nonostante il successo non vuol dire che ci troviamo di fronte a una serie di ottima fattura. Fin dal primo minuto si nota come ogni evento di Beauty in black sia nato solo per stupire il pubblico e trascinarlo in un mondo fatto di droga, sesso, e fisici da copertina. Superato, però l’impatto iniziale e senza farsi influenza dai pesanti buchi temporali alla sceneggiatura, la serie è un vero e proprio peccato di gola. Sfacciata e impudente nelle storie e nel linguaggio, mette in mostra tutto ciò che rappresenta l’universo afroamericano senza sconti e senza falsi perbenisti. Al centro non ci sono solo due donne che si muovono in un contesto sociale diverso e che si trovano ad affrontare sfide di ogni tipo, ma c’è spazio per molto altro. Si parla di legami familiari tossici dove conta solo il potere dei soldi e del prestigio, c’è spazio per i rapporti di coppia dove si regala al mondo queer uno sguardo per nulla banale sul tema dell’accettazione e del coming out, e poi ci sono le storie di chi cerca la rivalsa in un mondo che chiede sempre più. Beauty in black non è una serie perfetta ma nella sua interezza racconta con audacità il mondo di oggi con personaggi ombrosi e che non riescono a redimersi.
