Anora è un film che parla di femminismo e girl power con i toni di una commedia romantica

Da giorni non si parla che di Anora. Il film, arrivato nelle sale italiane e in sordina lo scorso 7 novembre, ha trionfato durante la kermesse degli Oscar a Los Angeles, vincendo 5 statuette su 6 e trionfando anche nella categoria di miglior film. Un successo che ha sbaragliato ogni previsione dato che i bookmakers avevo ipotizzato una vittoria di Emila Perez (film su un trafficante d’armi che decide di cambiare sesso) e The Brutalist. Alla fine, a sorpresa, è Anora che si porta a casa una vittoria senza precedenti, rubando il premio a film che – forse – avrebbero meritato un’attenzione in più. Fresco dei suoi consensi, la pellicola di Sean Baker è tornata nelle sale dal 4 marzo con una distribuzione più capillare. Al netto di tutte le polemiche che si leggono in giro per il web, Anora non è di certo il miglior film dell’anno ma, nonostante ciò, merita di essere visto anche solo per capire come il regista si è approcciato al tema del femminismo e del girl power. Non il solito minestrone con frasi già dette e situazione piuttosto abusate, ma il racconto è stato delineato con uno sguardo schietto e sincero, ben lontano dai soliti stereotipi.

Anora, la sex worker che sogna l’amore (e non solo)

Da tutti si fa chiamare Ani. Lei è una ragazza come tante che, purtroppo, vende il suo corpo per guadagnarsi da vivere. Lavora in un night club ed è diventata il sogno erotico di un mucchio di uomini. Fino a quando non diventa – suo malgrado – l’amante di Vanya. Lui è un ragazzino di appena venti anni, ricco e viziato, figlio di un noto oligarca russo. Quella che doveva essere solo una notte di sesso si trasforma in qualcosa di più. Ania finisce per sposare Vanya a Las Vegas ma, una volta tornati a casa, per i due comincia l’incubo. Il ragazzo fugge da sua moglie e dalle sue responsabilità e Ania cerca di mettersi in contatto con Vanya pur non perdere la sua occasione di elevarsi e lasciare il mondo delle sex worker. Ma per Ania il destino non è dalla sua parte.

Un film che miscela il romance alla satira sociale

Di sicuro va premiata la sua originalità. La qualità più particolare è aver miscelato – con sapienza – la disillusione dell’amore con il tema del femminismo, raccontando l’importanza del girl power in un mondo che è ancora dominato dal potere del maschio alpha. Ania cerca di ribaltare questa situazione, giocando di astuzia e giocando con la consapevolezza di essere una donna giovane e bella. Ma, alla fine, la sua voglia di rivalsa e la sua stessa bellezza è un’arma a doppio taglio. Scopre a sue spese quanto sia difficile muoversi nel mondo dei ricchi e degli uomini, e scopre quanto sia ancora più complicato riuscire a infrangere vecchi tabù e imporsi in una realtà in cui l’uomo e il suo machismo hanno ancora tanto potere. Ania si eleva ma resta vittima del sogno di una vita migliore.

Ma il premio di migliore attrice spettava a Demi Moore

Un film che merita più di una visione per poter comprendere la sua profondità. Sì, è convince ma non è il migliore che è arrivato nei cinema tra il 2024 e 2025. Oltretutto Mikey Madison – l’attrice protagonista – per quanto possa essere stata coinvolgente nel ruolo, ha rubato il premio di miglior attrice a Demi Moore che abbiamo visto in The Substance. Lei, di sicuro, meritava quella statuetta molto di più.