Alla (ri)scoperta di Spartacus, la serie storica e queer che torna su Netflix
È stata una tra le serie tv di maggior successo dei primi anni 2000. Una perla rara che ha saputo romanzare il mito di Spartucus senza mai scendere a compromessi con nessuno. Nonostante tutte le sue licenze poetiche e storiche, la serie è diventata un piccolo ma grande cult. Ha debuttato in America nel lontano 2010 per terminare poi nell’aprile 2013, ma nonostante abbia all’attivo solo 3 stagioni e un prequel (nato a causa della malattia del protagonista, morto a causa di una grave forma di tumore), Spartacus si è imposto nel mercato grazie alla sua dose – eccessiva – di violenza, patos e sangue. Per un lungo periodo è stato assente dagli schermi e relegato solo al canale (a pagamento) di MGM+ disponibile su Prime Video. Ora, la rivolta di Spartacus in una Roma barocca e decadente torna dal 7 ottobre su Netflix, data in cui saranno disponibili nel catalogo italiano tutti gli episodi fino ad ora prodotti. Intensa nei dialoghi e nella messa in scena, fisici da copertina a profusione, piccante come il più spicy dei romanzi d’amore, la serie ha raccontato anche l’amore queer ai tempi degli antichi romani, lasciando ai posteri una tra le coppie LGBT più celebri dei nostri tempi. Ora vi spighiamo perché la serie è preziosa e merita una ri-visione.
Spartcaus, di cosa parla la serie tv?
Dopo essersi ribellato agli ordini dell’esercito romano, colpevole delle morti di alcuni soldati, accusato con la moglie di tradimento, e condotto al cospetto di Claudio Glabro, Spartacus viene condannato a morte nell’arena dei gladiatori. Dotato di un’incredibile forza, il giovane riesce a battere gli avversari e guadagnarsi la grazia. Venduto come schiavo al lanista Quinto Lentulo Batiato, Spartacus continua a combattere per il divertimento del popolo, ma cerca al tempo stesso di ricongiungersi alla sua amata e riconquistare la libertà. Una volta entrato nel ludus scopre un mondo che il trace ignorava, tanto da diventare un eroe per gli altri schiavi e un simbolo di ribellione che, successivamente, lo condurrà a scagliarsi contro Batiato e contro la stessa città di Roma. La ribellione prende una piega inaspettata, e nonostante il suo sacrificio, il mito di Spartacus vivrà per sempre.
Spartacus, una serie tra storia e mito con un occhio alla comunità LGBT
Chi ha avuto modo di vedere la serie tv o chi la sta scoprendo negli ultimi anni, può aver notato che la storia di Roma resta sullo sfondo e che, tra le pieghe del racconto, prendono forma le vicende intime e personali di un uomo che ha lottato contro tutti pur di riconquistare la libertà. Spartacus è una serie storica ma riflette, e lo fa anche con audacia, su quanto può essere importante il senso stesso della parola freedom. E lo fa con una vicenda dai contorni ben definiti e con personaggi che bucano lo schermo.

Non solo a primeggiare sono i gladiatori che sognano di vivere lontani dalle catene di Roma, ma c’è spazio anche per gli intrighi del ludus di Batiato e sua moglie, che cercano di emergere in una società poco inclusiva. Invece, la serie lo è a 360 gradi. Dalla seconda stagione, con l’ingresso dei personaggi di Agron e Nasir, si racconta anche l’omosessualità in un mondo diverso dal nostro e in cui una relazione tra due uomini – cosa strana – non era affatto ghettizzata. I due, che alla fine sono gli unici che trovano il loro lieto fine, regalano al pubblico una tra le coppie LGBT più vere e sincere della tv, tanto da entrare nella storia del piccolo schermo.
Spartacus: e a dicembre ci sono anche i nuovi episodi
A dieci anni di distanza dall’ultimo episodio e a fronte di un affetto da parte del pubblico che non smette di pulsare, i personaggi di Spartacus stanno per tornare in tv con nuovi episodi. All’annuncio del suo ritorno su Netflix, dal prossimo 5 dicembre – in Italia – ma sul canale (a pagamento) di MGM+, debuttano i primi due episodi di House of Ashur. Il titolo fa riferimento a uno dei personaggi più odiati della serie, ucciso durante la seconda stagione, che torna in vita in una sorta di “what If”. Cosa sarebbe successo se Ashur fosse sopravvissuto e i Romani avessero ricompensato il suo tradimento con la scuola di gladiatori dove un tempo aveva sanguinato? Lo rivela questa nuova e intrigante serie che nasce proprio dalle ceneri delle quattro stagioni di Spartacus. Non più schiavo, Ashur si è fatto strada fino al potere, possedendo lo stesso ludus che un tempo lo possedeva. Ma governare un gruppo di gladiatori spietati è un gioco da ragazzi rispetto alla sopravvivenza nel mondo selvaggio della politica Romana – un gioco spietato in cui il tradimento non è un peccato ma è l’unica moneta di scambio.
