fbpx
lunedì, Luglio 15, 2019

Alex Britti, sempre in viaggio con la chitarra a segnare il ritmo del cuore e dei passi

Alex Britti si racconta a QMagazine

Alex Britti, sempre in viaggio con la chitarra a segnare il ritmo del cuore e dei passi, senza darlo troppo a vedere.

Alex Britti QMagazine

Baciami e portami a ballare. Un invito cui nessuno potrebbe resistere. Alex Britti è quasi un’icona per chi ama la chitarra come rappresentazione di libertà espressiva, per chi ha la mente aperta dal viaggio e la musica soul, dell’anima, a fargli compagnia. E’ un po’ come l’adesivo che i figli dei fiori attaccavano sulle 2 Cavalli, sulle vespe, sulle borse Tolfa. Solo che lui appartiene a quell’epoca come a questo millennio in cui è cambiato il ritmo, il taglio di capelli, le parole. Immutata la grandezza della musica, la potenza creativa che concede a pochi eletti la perfezione nell’improvvisazione.

C’è un dualismo nella sua musica, e forse anche in lei, un po’ come nella canzone di “passione e disincanto”: nel suo lavoro si alternano canzoni solari allegre e ballate con sfumature blues. Da dove ha origine questa doppiezza e come si è evoluto nella sua maturazione di uomo?

Nelle persone si alternano diversi stati d’animo, non si può essere sempre allegri o sempre tristi, così come un giorno c’è il sole e l’altro piove, non vedo quindi un dualismo ma una spontaneità e un modo di far musica mai decisi a tavolino.

Alex Britti QMagazine

Come si esce dalla periferia per arrivare a viaggiare, suonare, conoscere il mondo e la musica?

Con caparbietà e passione, io da ragazzo ero ovunque con la mia chitarra e un po’ di faccia tosta, ovvio che devi avere riscontri, però devi sempre combattere e far arrivare ciò che ami a più gente possibile.

Mi descriva perché la chitarra rappresenta per lei lo strumento di espressione prediletto. Cosa dice alla sua anima? Come l’ha incantata la sua “Martina” a sette anni?

È sicuramente un rapporto istintivo quello che mi lega alla chitarra, prima e al di là delle parole e dei ragionamenti. Come istintivo è il fascino che “Martina” ha immediatamente suscitato in me. Quando ero bambino, negli anni ‘70, si vedevano per strada parecchi ragazzi con la chitarra, in ogni comitiva, su ogni “muretto” e su tutte le scalinate c’era sempre qualcuno che suonava. Ero affascinato da quella magia e volevo farlo anch’io, cambiare lo stato d’animo degli amici. Ed ancora ora questo istinto è quello che mi spinge a suonare.

Alex Britti QMagazine

Le jam session sono al tramonto o i giovanissimi ancora amano ritrovarsi per fare musica come faceva lei e la sua generazione?

Non ci sarà mai un tramonto per le jam session, rispetto agli anni ottanta oggi ci sono meno locali dove si suona, ma in quei pochi che rimangono si continua a suonare e a sperimentare come al solito, anche sui palchi più grandi quando possibile, nelle città dove c’è un amico musicista, io continuo volentieri la tradizione.

Come è cambiata la musica nella cultura italiana? Le trasmissioni televisive sono molto impoverite nei contenuti, il cinema sotto certi aspetti ancora ha degli autori che riescono a salvarlo dalla deriva, la scrittura è piegata verso la sintesi e la perdita di identità, e la musica? Donatella Rettore da rockettara (ma degli anni ottanta), afferma che la musica di oggi ha gli stessi toni di piaggeria delle fiction, è furbescamente cambiata… Miss Rettore è passata a classico “ai miei tempi…” Oppure ha, almeno in parte, ragione?

Credo che la musica, la tv, il cinema, i libri etc rispecchino un po’ il periodo storico che il mondo sta vivendo, non solo in Italia. Nella musica i talent stanno facendo da spartiacque, al cinema spopolano le commedie un po’ volgari sbancando i botteghini mentre i registi bravi devono accontentarsi di ciò che resta. Forse il più colpito dalla poca cultura è proprio il libro, oggi chiunque scrive libri – cantanti, attori, personaggi televisivi – per fortuna il mondo gira, vediamo che succede.

Alex Britti QMagazine

Lei fa delle tournée instancabili, cosa le piace del viaggiare per l’Italia, dei concerti ogni volta diversi… E cosa non le piace?

Amo la buona tavola e lo sport, mi piace molto mangiare e bere. In Italia, ovunque vai, c’è sempre qualcosa di buono e diverso dal giorno prima: pesce carne, pasta, vini; cambiare tavola in base al territorio è qualcosa che puoi fare veramente soltanto girando. Poi lo sport: amo correre, ho sempre una sacca con me con scarpe e pantaloncini e spesso – in qualsiasi parte d’Italia mi trovi – conosco il percorso, il parco, la pineta o il lungomare per andare a correre. Quello che non sopporto invece è la maleducazione, oggi c’è la caccia alla foto col personaggio e spesso, soprattutto in certe zone, dimenticano che il personaggio è una persona e ti chiedono la foto in qualsiasi momento non rispettando quello che stai facendo o la persona che ti sta vicino.

Cosa insegnerebbe con priorità ad un figlio e cosa potrebbe imparare da lui per migliorarsi?

Insegnerei a mio figlio l’educazione e la cultura. Per migliorarmi non lo so, lascerei fare a lui, o lei.

Letizia Strambi

Related Posts

Tormentoni estivi
L’estate e i suoi tormentoni estivi: tre hit da ricordare
SARAH JANE MORRIS e TONY REMY | “Sweet Little Mystery. The song of John Martyn” in uscita il 5 luglio
Madonna: prima della nuova “Medellìn”, ecco le 5 hit da riscoprire